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  ilMaLe Non c'è giustizia senza libertà. Il blog di Leonardo Marzorati.
 
Diario
 


PATRIA

 


23 agosto 2014

Altro che Steve Jobs

Il genio disse: "siate affamati, siate folli"; io invece consiglio: "siate curiosi, siate credibili".


Dovete essere affamati sì, ma di conoscenza. La curiosità e il continuo porsi domande spinsero Socrate, Colombo, Da Vinci, Galilei, Volta e lo stesso Jobs a dar vita a progetti che hanno condizionato in meglio lo sviluppo dell'umanità. Gli interrogativi partono da quell'uomo (o forse quella donna) che capì come da un seme si può ricavare la pianta e arrivano fino a noi. Siate curiosi. 

Siate credibili. Dovete vendere i vostri interrogativi ad esterni che non hanno la vostra voglia di ricerca e la vostra curiosità. Cercate, con uno sforzo empatico, di mettervi nei panni di chi avete di fronte. Siate credibili, per dar maggior peso alle vostre preziose ipotesi.

Leonardo Marzorati




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9 novembre 2013

Biografia

Leonardo Marzorati nasce nel cuore della Brianza nel 1982. Vive quasi tutta la sua vita a Capriano di Briosco, un piccolo paesino collinare. Dopo una torbida adolescenza, in cui non verrà a capo di nulla, cazzeggiando tra il Liceo Scientifico Enrico Fermi ed il suo paesino, decide di conoscere meglio il pianeta in cui vive. Dopo il diploma si iscrive a Scienze Politiche alla Statale di Milano dove ottiene una laurea triennale nel 2004 e una laurea specialistica in Storia del mondo contemporaneo nel 2006. Dopo essere stato operaio, cameriere, addetto alla rassegna stampa, agente assicurativo, bigliettaio e maschera in un cinema multisala, impiegato alla dichiarazione dei redditi presso un Caaf, cassiere di banca, ora lavora di notte in un'agenzia di stampa a Milano. Collabora ancora a tempo perso a giornali locali come free lance. E' un assiduo divoratore di fumetti e romanzi horror o fantascientifici. Ama il cinema d'essai e le donne provocanti che hanno contribuito a rendere magica la settima arte. Dopo un passato politico turbolento, in cui è stato sia fascista che comunista, ora si definisce liberale per una giustizia sociale. Detesta gli intolleranti, i razzismi di ogni tipo, i buonisti di sinistra, le veterofemministe, gli integralisti religiosi e i modesti. Ama lo stile giornalistico di Indro Montanelli, Oriana Fallaci, Luca Telese e Massimo Fini. E' iscritto all'AVIS. Si ritiene un artista stravagante, amante di se stesso e della cultura. Come disse Baudelaire: "solo la cultura alla fine salverà l'uomo". Crede nella cultura, nell'arte e nella civiltà democratica. Leonardo ha problemi un po' con tutti, ma soprattutto con le donne. Le poche ragazze che ha conosciuto si sono comportate molto male nei suoi confronti. Una di queste sgualdrine gli disse: "Sei un maschilista frustrato perchè le tipe non te la danno". Ciononostante non ha perso la fiducia e spera di poter trovare una ragazza seria che lo sappia valorizzare. Sostiene il sesso libero e le coppie aperte. Poche volte ha pianto: per la scomparsa di una persona cara, per una sconfitta personale, dopo aver letto dei Dylan Dog particolarmente commoventi o il romanzo "Un uomo" di Oriana Fallaci. Da precario cerca nuove occupazioni, più possibilmente stabili e scrive racconti. Nel 2011 si trasferisce a Milano, innamorandosi della più progressista metropoli dell'Europa Meridionale. Nel 2013 pubblica per Gilgamesh Edizioni il suo primo libro Frustrati - Uomini e donne che non hanno conosciuto l'amore.




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1 aprile 2013

Dialogo segreto tra i capigruppo a 5 Stelle

Vito: Cittadina Lombardi, vuoi un caffè? Io lo prendo.

Roberta: Cittadino Crimi, non ti sembra un po’ presto per fare dichiarazioni?

Vito: Dici che dovremmo consultare Casaleggio e Grillo?

Roberta: Noi non siamo servi di Casaleggio e Grillo, è la rete che al massimo decide in piena autonomia. Me lo hanno detto proprio Casaleggio e Grillo.

Vito: Beh, in fin dei conti ho solo detto un caffè. Non ho ancora lasciato dichiarazioni in proposito al tipo di bevanda. Potrebbe essere lungo, corto, con o senza zucchero. Magari poi alla macchinetta seleziono il mocaccino.

Roberta: Così saremmo accusati di essere vaghi. Noi siamo cittadini selezionati dalla gente comune. La tua scelta alla macchinetta del caffè potrebbe scavalcare la volontà del popolo italiano. Saresti uguale ai politici della casta, che decidono senza mettere in rete le loro scelte.

Vito: Metto in rete le diverse opzioni: sarà il popolo a decidere che caffè potrò prendere. Io eseguo solo le volontà del popolo. E oltre ai tipi di caffè farò un referendum anche su quante palline di zucchero mettere.

Roberta: Bene cittadino Crimi.

Vito: Chiedo anche alla rete se posso offrirtene uno, cittadina Lombardi.

Roberta: Cosa? Se devo bere un caffè devo usufruire delle mie risorse economiche senza aiuti da nessun altro. Non siamo privilegiati! Siamo cittadini comuni. Offrendomi un caffè finiresti in un spirale di corruzione tipica dei partiti comuni. Si inizia con un caffè e si arriva agli appalti per un inceneritore. Vuoi fare come i politici ladri del PD? Vuoi disobbedire al Movimento e quindi ai cittadini italiani?

Vito: Stavo giusto per chiedere alla rete se l’offerta di un caffè può essere considerata contributo alle relazioni sociali o un volgare gesto di corruzione simbolo della vecchia politica. Si potrebbe fare un distinguo tra i caffè offerti al bar e quelli della macchinetta.

Roberta: Scusami un secondo ma devo controllare se ci sono novità in rete e mandare una mail.

 

La mail di Roberta:

“Supremo Gianroberto, sono la tua umile cittadina Lombardi. Penso che il “cittadino” Crimi si sia venduto al PD. Il ruolo di capogruppo al senato deve avergli montato la testa. Sembra voglia scavalcare le decisioni della rete e vorrebbe agire in totale autonomia su scelte fondamentali per l’economia, specialmente sulle importazioni di caffè da paesi illiberali nei confronti della rete come Venezuela e Vietnam. Mostra debolezze di fronte alle possibili offerte che i senatori del PD gli faranno. Penso abbia tradito i cittadini italiani e l’unico Movimento che li rappresenta. Propongo la sua rimozione dal Movimento, ovviamente dopo una votazione democratica di tutti i cittadini italiani che la pensano come me e soprattutto come Te. In caso di nuovi sospetti ti aggiorno. Ecco una nuova prova: ha preso il latte macchiato!”

 

Vito: Buono questo latte macchiato. Forse troppo buono. Penso che la macchinetta di Palazzo Madama sia un modello migliore rispetto a quelli che si trovano negli altri edifici pubblici. Questo è uno spreco vergognoso, un’usurpazione contro i cittadini comuni, costretti tutti i giorni a bere caffè meno buoni per colpa di una classe politica viziata.

Roberta: A me non hai preso niente? Te l’avrei pagato fino all’ultimo centesimo.

Vito: La rete si era espressa sulla questione? Non vorrai scavalcare la volontà del popolo. Ora però devo controllare sul mio tablet se ci sono nuove disposizioni.

 

La mail di Vito:

“Divino Gianroberto, sono il cittadino punto e basta Crimi. Credo che l’eletta Lombardi sia una spia degli altri partiti. Probabilmente è una troll infiltrata nel Movimento per sovvertire la democrazia e distruggere l’unica forza che rappresenta in Italia la gente comune. La Lombardi fa troppe domande sulle iniziative della rete, che democraticamente dice a noi eletti che decisioni prendere. Mostra dubbi e mi guarda in modo sospetto. Recita la parte della dura e pura per nascondere il suo vero obiettivo. Oggi si rifiuta di bere un caffè con me, domani lo berrà con Bersani, con Monti o con Berlusconi. All’incontro con Bersani si è sgolata la bottiglietta d’acqua che era sul tavolo; ha amici che hanno studiato in Bocconi; e soprattutto, mi ha confidato che da ragazzina guardava TeleMike su Canale 5! È chiaramente prezzolata da PD, Scelta Civica e PDL. La rete deve votare la sua immediata rimozione dal Movimento, eseguendo al 100% il volere della tua geniale guida. In totale modestia collegiale, il cittadino Crimi Ti saluta”.

 

Roberta: La rete ha optato per un caffè corto senza zucchero. Meno sprechi rispetto a un latte macchiato. Sicuro di non aver disobbedito alla rete, cittadino Crimi?

Vito: I cittadini hanno voluto premiare il lavoro dei produttori di latte del Veneto. Noi del Movimento dobbiamo essere dalla parte del popolo, dico bene cittadina e amica Lombardi?

Roberta: Dici benissimo cittadino Crimi.

 

Continua…

 

Indiscrezioni da palazzo trascritte da Leonardo Marzorati




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29 agosto 2012

Talkactive, il nuovo giornale online

Buon giorno a tutti. I miei nuovi editoriali li trovate sulla testata online www.talkactive.it

Lì potrete leggere e commentare pezzi di attualità, politica, costume e cultura. Talkactive è un nuovo sito di informazione libera, dove differenti opinioni si confrontano in una piazza 2.0.

Leonardo Marzorati




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2 giugno 2012

Incanalare l'edilizia

Costruire sì, ma con criterio

I tragici eventi che hanno sconvolto l'Emilia hanno bisogno di colpevoli. La maggioranza delle vittime dei terremoti sono operai deceduti sul posto di lavoro. Quest'ultimo è un evento che si ripete ogni giorno. In un anno in Italia sono circa 1000 le morti bianche. Il terremoto ha solo alzato la soglia. Operai e tecnici schiacciati da travi di capannoni o fabbricati abbattutisi su se stessi per due scosse di scala 5,8 e 6 di magnitudo. L'ultima classificazione sismica dell'Italia risale al 2006. I sismologi inserirono tutti i comuni interessati dal sisma dei giorni appena scorsi in zona 3 (sismicità bassa). Chi ha costruito stabilimenti e capannoni nella Bassa Padana tra Modena e Ferrara il più delle volte lo ha fatto senza inserire le adeguate strutture antisismiche. Chi lo ha fatto tenendo conto di una mappa che escludeva quasi del tutto la possibilità di forti scosse sul territorio, chi lo ha fatto giusto per risparmiare. Questa è l'Italia. L'Italia è piena di distretti economici capaci di dare un pesante contributo al PIL nazionale. La Brianza, la Marca Trevigiana e giustappunto, la Bassa Modenese. In queste aree, dal boom economico a oggi il territorio è stato sventrato, trasformandosi da zona agricola a un susseguirsi di officine, villette, palazzine e strade. È stato un sacrificio necessario allo sviluppo del Paese. Ogni anno si è visto aumentare la percentuale di cemento seguendo il triangolo case, fabbriche, strade. Negli ultimi anni il lavoro è calato, alcune fabbriche hanno chiuso, ma sono aumentate le case. Sempre più gente sceglie la tranquilla provincia, dove i costi degli immobili sono più bassi e dove non c'è il caos, lo smog e la percentuale di stranieri delle città. Si è andati così trasformando buona parte della Pianura Padana e delle Prealpi in una megalopoli confusa e disordinata. Il tutto grazie al benestare delle amministrazioni locali, troppo spesso in affari con gruppi edili in odore di criminalità organizzata. Fermare la cementificazione selvaggia si può. Lo si deve fare se si vuole salvaguardare il Nord Italia. La lobby dell'edilizia, che porta comunque lavoro a tante famiglie, può essere incanalata nella ricostruzione di stabilimenti, capannoni e abitazioni. Seguendo le corrette valutazioni dei sismografi e non giocando al risparmio tipico di certa Italietta, si può preservare un settore industriale che raramente ha conosciuto crisi nella storia del nostro Paese. Questa riqualificazione andrebbe proposta anche per tutta la fascia appenninica, anche in quel Mezzogiorno che ha bisogno di lavoro come di misure contro i prossimi terremoti. Non voglio passare per uccello del malaugurio, ma la classificazione del 2006 inserì parecchie zone del centro-sud (dall'Umbria al Catanese, passando per il Pollino) nella zona 1 (sismicità alta). Le amministrazioni e l'imprenditoria italiana dovrebbero lavorare guardando al lungo periodo e non al breve come troppo spesso hanno fatto. Per poi piangersi addosso al momento della sciagura.

Leonardo Marzorati




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6 febbraio 2012

CAPITOLO XXXIV

Siamo democratici

Incontro tra il ministro degli interni Ruggero Riva e il commissario alla sicurezza Federica Calvani. 21 dicembre 2040.

R: - Sai Calvani, ho parlato con questore e alcuni gruppi delle Divise Verdi. C’è la possibilità di incriminare un po’ di gente e mandarla in Valfurva. Anche loro nel Ca.Mi.No. Pusher, comunisti, ex magistrati che ci hanno messo i bastoni fra le ruote. Li spediamo tutti là. Marzorati secondo te può essere dalla nostra?

C: - Dalla nostra: ma quanti siete?

R: - Tanti. Sezioni locali, esponenti della destra del Fronte. Ma anche a sinistra avrei consensi. Zanardi, Sacco, Pietrosanti. Loro dovrebbero starci tutti. Dobbiamo chiudere subito baracca con certa gente. Si fa una legge speciale o anche no. I rom al massimo li facciamo sparire. Non se ne accorgerebbe nessuno. Certo, dobbiamo coprire alla Chiesa, ma ci può stare. Io e il generale Anselmi.

C: - Guarda che siamo una democrazia europea. Ti metti d’accordo con un generale scavalcando il governo? Sei appena stato nominato ministro e già parti per la tangente.

R: - Il colpo di mano ormai serve. Siamo uno Stato indipendente. Facciamo come cazzo ci pare. Ci hanno votato proprio perché non ne potevano più di certa burocrazia. L’Italia era così. Ora ci siamo levati quella palla al piede. Cazzo, agiamo di nostro. Certo, il pres va sentito. È lui il capo: su questo tutti d’accordo. Farebbe comodo anche a lui. Prove certe, magistrati seri dalla nostra e polizia che ce li leva di mezzo. Non servirebbe nemmeno il supporto delle Divise Verdi. Ovviamente anche loro saranno dei nostri, però faccio notare che non saranno così essenziali come vorrebbero.

C: - Sei sicuro di avere tutti questi apporti? Se sei sicuro, va bene. Altrimenti valuterei. Anche su come trattare con le Divise Verdi.

R: - Quelli sbraitano a livello politico. Fanno bene il loro, per carità. Ma se si parla di azione giudiziaria, qui serve il pugno della polizia e del nostro ministero. Marzorati starà dalla nostra, non dalla loro. Farà buon viso a cattivo gioco, ma alla fine darà ragione a noi.

C: - Noi: noi chi? Anche qui al ministero non so quanti possano essere con te. Ci sono partiti compromessi. O si fanno partire le Divise Verdi in un’azione pesante o nulla. Sempre sotto l’egida direzione del nostro capo.

R: - Lo sento tra un attimo. Mi darà ragione. Qui si rischia di diventare una piccola Italia. Serve azione e voglia di un cambiamento immediato. Abbiamo fatto una rivoluzione, terminiamola nel modo migliore.

C: - Facendo sparire i possibili nemici.

R: - Brava ragazza! Non ci saranno mica spargimenti di sangue, solo un po’ di feccia fuori dalle palle. Vado a sentire il pres.

Rimasta sola, Calvani chiamo dall’I-Phone Marzorati.

C: - Buongiorno Presidente, ho appena parlato con Riva.

M: - Che ha in mente?

C: - Vorrebbe far fuori un po’ di gente.

M: - Deportarli in Valfurva, vero?

C: - Già.

M: - È un ex leghista, bisogna capirlo. Vuole forzare i tempi senza curarsi dell’opinione europea e internazionale. Il problema è che ha consensi. E pure la sua idea non è campata in aria: meno gentaglia in giro sarebbe un bene per tutti. Ma adesso dobbiamo stare cauti, anche per non perdere i consensi dei più moderati, della Curia e degli industriali.

C: - Concordo, come intende agire?

M: - Secondo me, tu ragazza lo sai. Saresti un’ottima ministro. Riva lo mando in televisione a scaldare gli animi. Nei talk show e nelle piazze, ma non al governo. In fin dei conti anche te vieni dalla Lega.

C: - Ero una ragazzina.

M: - Va benissimo. Cercherò di convincere Riva ad assumere qualche altro incarico. Tipo vicepresidente del Fronte. Non ce l’abbiamo. È uno tosto, cercherò di ammorbidirlo. Anche te mettici del tuo.

C: - Io posso fare del mio meglio. Agisco per il bene del nostro Paese.

M: - Giusto. Sei ancora giovane e attraente. Riva è scaltro, ma ha anche debolezze. Mi fido di te. Hai armi che io non ho. Il futuro del glorioso popolo lombardo è nelle tue mani.

C: - Più che nelle mie mani in qualcos’altro.

M: - Cos’è questo linguaggio da caserma. Brava! È lo spirito adatto. Queste sono le quote rosa che mi piacciono. Sii concreta e presto passerai di grado.

C: - La ringrazio della fiducia presidente.

M: - Dammi del tu. Non te l’avevo già detto?

C: - D’accordo. Buona giornata pres.

M: - Ciao ragazza. Me racumandi.




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19 agosto 2011

Rapporto con la donna

CAPITOLO XXXIII

I rapporti tra Marzorati e Sandy si limitavano alle apparizioni pubbliche. Niente li legava più. Gli affetti reciproci, se mai c’erano stati, erano scomparsi del tutto. Nel Fronte non pochi valutavano opinabile la protrazione della relazione. Il presidente avrebbe potuto trovarsi una nuova compagna, più giovane e più accondiscendente. Il fascino esterofilo della compagna messicana era uno dei pallini di Marzorati. In fondo amava l’immagine di donna approfittatrice: rendeva forza alla sua concezione misogina. Il rapporto con le donne è stata una delle pagine più controverse del politico lombardo. Non perdeva occasione per mostrare pubblicamente il suo affetto sociale per le donne. Nei talk show, nei saggi, nei discorsi pubblici la donna veniva riverita di ossequi e osannata. Donne occupavano posti di rilievo in banche, municipalizzate, industrie, enti pubblici e cariche politiche. Anche Sandy era stata promossa, tra borbottii generali, alla carica di viceministro degli esteri e poi ministro degli affari sociali. La coppia era a aperta. Marzorati aveva le sue tresche, Sandy idem. Tutti nel Fronte lo sapevano. Qualcuno sopportava di malavoglia, ma la maggior parte degli esponenti non dava peso alla vita privata del presidente. Marzorati aveva rotto con l’immagine della donna oggetto lanciata C’era stato un figlio (Juan Ambrogio), riconosciuto tramite test del DNA. Era nato quando entrambi i genitori avevano passato i quarant’anni e aveva sempre vissuto con la madre.

- Cara con chi esci stasera?

- Fatti miei. Oggi non ci sono cerimonie. Vado a godermi la vita. Cosa che tu non sai fare.

- Vizi borghesi, sai che non fanno per me. Sono rimasto fedele al popolo e alla vita austera di chi è al potere non per gli interessi suoi, ma degli altri.

- Ha parlato Gesù Cristo.

- Sfotti, intanto hai ottenuto cariche pubbliche grazie a me.

- Nel Fronte ho tanti che apprezzano le mie capacità. All’estero fai bella figura grazie a me. Lo sai. Poi ti voglio ancora un po’ bene, altrimenti me ne sarei già andata. Ci sono industriali, politici, advisor che mi prenderebbero al loro fianco.

- Ma quante cazzate riesci a dire. Ma finché vai a scoparti ballerini sudamericani.

- Vedi come sei! Ho mai sindacato per tutte le troie che raccatti. Se lo fa l’uomo si può chiudere un occhio, ma per la donna no. Le si dà subito della puttana. Maschilista.

- Basta con questa cantilena. Esci, vai con chi ti pare. Quello che mi preoccupa è l’immagine del Fronte e dell’amministrazione. Dobbiamo cercare di dare un’immagine di austerità sociale. Tutti, specialmente la compagna del presidente.

- A volte mi chiedo dove tu viva. C’è la Calvani con lo yacht in Liguria grazie all’amichetto, Zanardi che si fa le vacanze in Tailandia e Vietnam con le ragazzine, Sacco con la villa a Bormio. Siamo pieni di gente che si approfitta della posizione politica. Solo te e qualche esaltato che ti segue ciecamente continua a fare la vita da eremita. Sempre in questo palazzo, chiuso come un cane. O qui o nei paesi più sperduti della Lombardia a ricevere le lodi di quattro bifolchi.

- Stai offendendo il popolo lombardo. Faccio finta di non aver sentito, altrimenti ti dovrei far processare da un Tribunale Speciale.

- Va bene, vado. Penso di tornare per domattina. Divertiti.

- Mi guarderò un bel film. Domani c’è un consiglio importante dei ministri. Sai, lavoro.

- Bravo. Buonanotte.

- Anche a te.

Leonardo Marzorati




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11 giugno 2011

La statua

CAPITOLO XXXII

- Una statua?
Era rimasto piuttosto sorpreso il presidente Marzorati all’annuncio, fatto dal Commissario Supervisore alla Cultura, della costruzione di un opera marmorea pronta a celebrarlo.
- Presidente, l’opera in questione è stata votata in consiglio provinciale a palazzo Isimbaldi. Si tratta di affidare a scultori delle nuove avanguardie lombarde il progetto per un’opera celebrativa ma al tempo stesso innovativa sul fronte artistico.
- Cara Scapece, lei è donna d’arte; io uomo di storia. Sa bene però che quando un vivente si vede costruire la propria statua, quasi sempre è un dittatore o un esponente di regime illiberale. Noi siamo la quinta essenza della democrazia. O almeno vogliamo mostrarci per questo. Qui, in Italia e altrove ricomincerebbero a ingiuriarmi dandomi del satrapo. Capisco la spinta innovativa, però…
- Il progetto però è stato votato.
- Sì, si. Per carità. Poi conosco l’assessore De Giorgi. È fatto così: parte con un’idea e la impone. È un bravo ragazzo, brillante. Avrà fatto passare il progetto insieme alla gestione dell’Accademia Artistica e così l’ha spuntata. Fosse per me nessun problema. I nostri oppositori interni, per quanto pochi e scapestrati siano, non aspettano altro. L’opera dove andrebbe a finire?
- Sarebbe da collocare nei giardini di Porta Venezia. Qualcuno ha parlato di piazzetta Feltri. Si parla di una statua non celebrativa ma riflessiva. Altezza non oltre i quattro o cinque metri.
- Riflessiva: tipo io seduto sulla mia poltrona a riflettere sul futuro della nazione.
- Questo poi lo stabiliranno gli artisti selezionati. Poi una commissione voterà. Le dovrebbe essere il presidente di giuria. Pensi ai monti Rushmore negli Stati Uniti o alla statua di Cavallo Pazzo.
- Loro però son morti. Già mi hanno intestato un sacco di vie. Chi li ferma certi sindaci. Ci sono più vie intestate a me che non a Bossi.
- In tutti i capoluoghi di provincia c’è una via Umberto Bossi. Di sue non credo.
- Per forza: rompo le palle ai sindaci. Solo che i paesini mica posso mettermi a visitarli tutti. Quelli così fanno un po’ come cazzo vogliono. D’altronde c’è una legge firmata da me che gli permette la gestione quasi totale dell’arredo urbano. Qualche busto già me lo hanno fatto. Pensi che in un paesino sul lago di Lugano mi hanno addirittura fatto una scultura nelle roccia tipo santuario della Madonna. Un conto è il borgo del Ceresio, un altro è Milano.
- Che devo riferire all’assessore De Giorgi?
- Non so, sarei pure curioso. Però si parla di soldi pubblici. Io ho lanciato appello anche agli enti locali per una politica economica di austerità. E fioccano a destra e manca statue, busti, quadri in enti pubblici. Non parlo della foto d’ufficio, ma di quadri artistici. Il subcaporale versione futurista, quello cubista, quello lucentista o new grunge. Gli artisti, la commissione, l’opera: si parla di un po’ di soldi. Un conto è quando viene fatta da privati. Qui si parla di soldi pubblici. Va bene dare spazio alla cultura, però.
- Forse riescono a trovare banche pronte al finanziamento.
- E che vogliono in cambio?
- Non so, penso si guardi alla Popolare Commercio e Industria o al Credito Padano. Dice che lo farebbero solo per ingraziarsi il governo? Sono tutte gestite da uomini del Fronte. Sgomitano per apparire meglio di fronte a lei.
- Facciamo così: se una banca si fa avanti per accollarsi tutto va bene. Altrimenti niente. Poi valuteremo bene la collocazione e il tipo di opera. Non celebrativa sia chiaro.
- Va bene. Informo subito.
Marzorati spense il suo Phonevideo e navigò cercando news sul progetto della Provincia di Milano. Intanto pensava sconsolata ai livelli alti di servilismo a cui tanti politici del Fronte si vendevano.
 
Leonardo Marzorati




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15 marzo 2011

Nazista io?

CAPITOLO XXXI

Intervista al politologo Enea Caputo di Costanza Lossu pubblicata sul settimanale L’Espresso del 21 luglio 2046

Marzorati è sempre più forte e la vittoria elettorale lo legittima.

Si tratta di una vittoria pilotata. Avversari credibili non ce n’erano. Gli sfidanti sono stati selezionati dallo stesso Fronte Nazionale. Personaggi estremi o poco carismatici, gli sfidanti ideali per permettere a Marzorati di riconfermarsi tramite plebiscito.

Non si può quindi definire la Lombardia una vera e propria democrazia?

No, lo sono in parte. E non tanto per l’assenza di sfidanti all’altezza nelle ultime elezioni. Dopotutto il consenso Marzorati ce l’ha. La maggioranza dei cittadini lombardi è dalla sua parte, non dimentichiamocelo. Si sta però realizzando una dittatura della maggioranza e una sempre maggiore discriminazione delle minoranze. Una discriminazione per gradi. Si è partiti dalle minoranze più mal percepite dall’opinione pubblica, sino a colpire strati sociali o geografici in precedenza immuni da critiche. Siamo di fronte a un crescendo di discrimini.

Continuando così non si rischia di finire in una spira perversa?

Assolutamente. I primi furono i rom. Sono stati deportati. La prima vera deportazione di un popolo in Europa dopo la caduta del nazionalsocialismo. La si è tentata di spacciare come misura straordinaria eccetera, ma di deportazione si tratta. Votata per giunta tramite referendum. Dai rom si è passati agli islamici, alle modeste opposizioni politiche più intransigenti e infine ai meridionali. In queste discriminazioni il Fronte si aggrappa ad altre minoranze scagliandole contro le più deboli. Ma queste minoranze prezzolate rischiano in futuro di diventare il nuovo capro espiatorio, quindi alcuni che ora fanno parte della maggioranza, domani potrebbero finire tra i “nemici” del sistema. In alcuni casi si comprano persone di fiducia tra le minoranze per utilizzarle contro i loro simili. I nazisti con i kapò facevano un qualcosa di simile.

Sta continuando a fare paragoni tra il nazismo e il regime di Milano. Non crede di esagerare?

Affatto. Non sto dicendo che Marzorati sia il nuovo Hitler. È chiaro che i crimini del nazismo per fortuna sono lontanissimi. Ma certi metodi repressivi del nuovo potere lombardo non sono così diversi da quelli della Germania nazista. Anche il nazismo ebbe consensi enormi. Il popolo tedesco pagò con sensi di colpa altissimi l’essersi infilati in quel vicolo buio e cieco. Lo stesse potrebbe succedere ai lombardi: la storia qui non è stata maestra di vita.

Lei ha definito Marzorati uno straordinario mistificatore. Qualcun altro lo ha definito “un piccolo Mussolini subalpino”. Chi è veramente il presidente della Lombardia?

È un uomo che ha cavalcato un’onda. In un periodo di crisi economica, in un’Italia con l’economia a terra, questo attento osservatore dei fatti ha saputo, prima e meglio di altri, conquistare il consenso scavando nei peggiori retaggi della popolazione. È partito con il tema delle tasse e del nord penalizzato per colpa del sud. Dopo l’indipendenza del Triveneto ha buttato benzina sul fuoco della secessione. Infine, per entrare nei cuori degli strati più deboli e più ignoranti della regione, ha aizzato campagne d’odio contro rom, immigrati e meridionali. Il paragone con Mussolini ci può stare. Entrambi nascono a sinistra e finiscono a destra per puro opportunismo e brama di potere. Hanno stili diversi, ma il loro percorso politico ha punti in comune. Nel Fronte, come nel vecchio PNF, c’è di tutto: ex comunisti, socialisti, ambientalisti, leghisti, berlusconiani, laicisti, cattolici tradizionalisti, ambientalisti, liberisti, sindacalisti e perfino nazionalisti italiani che ci hanno ripensato.

Il filo che li accomuna è uno solo: Marzorati. Il suo carisma è fuori discussione.

Sì, senz’altro è un personaggio che suscita interesse. Un mediocre scrittore e giornalista di sinistra (ma anche lì ci sono voci discordanti sul suo passato) divenuto acceso nazionalista del suo piccolo mondo. Si contraddice ogni giorno, eppure riesce a tenere saldamente le redini del suo impero.

In che senso si contraddice?

Basti pensare alla politica economica. Fino a tre anni fa parlava di socialismo lombardo, aveva come ministro del lavoro un ex sindacalista della Cgil e fece votare una legge per l’obbligo di riassunzione dei precari non riassunti da aziende in forte attivo. Oggi, per conquistare i consensi della grande industria e del mondo bancario (da sempre diffidenti sulla scelta indipendentista) promuove la politica liberista del ministro Anzani. Anche con la Chiesa ha avuto posizioni totalmente differenti. Prima dell’indipendenza raccoglieva firme per le adozioni omosessuali, oggi abbiamo la Chiesa Cattolica religione di stato. La stessa corrente cattolica del Fronte si fa sempre più forte. È un uomo carismatico, ma non detta del tutto la linea. Guarda scrupolosamente sondaggi e analisi sull’opinione pubblica e ne è un po’ servo. Comanda sapendo chi deve comandare. Questo binomio rende i due attori (Marzorati e il suo popolo) vincolati gli uni agli altri.

Su alcune questioni, lotta al terrorismo e mafia, ha mostrato degli apprezzamenti nei confronti dell’amministrazione lombarda.

Sì, ma solo in parte. Per quanto riguarda la lotta al terrorismo Marzorati ha sparato nel mucchio. Le intenzioni di partenza erano buone, anche per quanto riguarda la politica estera. L’aver rafforzato le amicizie con quei paesi a maggioranza islamica che rispettano, almeno alcuni, diritti umani è senz’altro un punto a suo favore. Poi però l’ottusità sua e di alcuni suoi ministri ha messo pure in crisi alcuni di questi rapporti. Arresti a casaccio, espulsioni immediate sono misure che colpiscono l’opinione pubblica a livello di propaganda ma non fanno bene. Sicuramente l’attentato del ’42 ha alimentato il clima di odio e diffidenza verso l’islam. Anche qui, seppur sinceramente, il governo ha cavalcato l’onda. Il metodo israeliano ha funzionato, ma ha allontanato la Lombardia da diversi paesi. Per quanto riguarda il discorso mafia va registrata la concreta voglia di eliminare questa piaga. Marzorati ha dato pieno sostegno a magistrati valorosi e di questo gliene va dato atto. Anche qui però ci sono stati effetti collaterali. Dalla lotta alla mafia si è passati alla caccia al meridionale. Ogni problematica interna alla Lombardia finisce per alimentare propagande xenofobe e miopi.

Marzorati nelle sue politiche di giustizia e legalità pone sempre un paragone con l’Italia. Chi la spunta?

Se si guardano i risultati un analista superficiale direbbe per forza Marzorati. Il leader lombardo ha saputo sapientemente rompere con l’illegalità diffusa del Sistema Italia. La sua retorica di rottura con il berlusconismo e i partiti italiani è vincente, anche se poi nel Fronte troviamo tutto e il contrario di tutto. Quello che andrebbe sottolineato è la debolezza dell’Italia e dei suoi ultimi governi nel rapportarsi con la Lombardia. Specialmente il governo di sinistra. La sinistra, sia per l’indipendenza del Triveneto che per quella della Lombardia, ha fatto buon viso a cattivo gioco. Quelle zone, a livello politico, erano una zavorra per la sinistra italiana. Lì aveva consensi molto bassi. Pure le sinistre locali, si veda lo stesso Marzorati, erano distanti e spinte autonomiste in netto contrasto. Perdendo buona parte del Nord, la sinistra italiana ha aumentato i suoi consensi a livello globale nella penisola. Le ultime elezioni lo dimostrano. La sinistra italiana ha abbandonato il Nord e di questo deve risponderne alla storia.

Leonardo Marzorati




permalink | inviato da ilMaLe il 15/3/2011 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


25 gennaio 2011

E chi sono io, Andreotti?

CAPITOLO XXX

- Vede Presidente, il nostro partito vorrebbe maggiore considerazione. Sembra che le nostre scelte diano fastidio.
- Quali scelte?
- Riproporre riduzioni di imposte per le cliniche private.
- Alt. Il Consiglio si è già espresso. La mia amministrazione si è sempre schierata per la sanità pubblica. Quindi non voglio storie. Salute, istruzione e trasporti in Lombardia sono dei cittadini. Come in Svizzera, in Danimarca o in Norvegia. Se le vostre proposte non passano neanche nelle commissioni dovete farvene una ragione.
- I valori cristiani sembrano messi in crisi.
- Ma da chi?
- Da alcuni esponenti interni al Fronte. Di fazioni, diciamo laiciste.
- Lei mi sembra un attento osservatore della politica. Le pare che le calunnie di giornalisti o nemici della nostra Nazione siano da prendere in considerazione?
- Per carità. Mi riferisco a slogan non proprio cristiani. Per carità, il Fronte è aperto a tutti, ma mi pare che le voci cattoliche siano state un po’ zittite.
- Alzate la voce. In Consiglio, dove avete un buon numero di eletti. Nelle amministrazioni locali. Fatevi sentire. Abbiamo garantito l’8 per mille, dato sostanziosi aiuti a missioni e strutture della Chiesa. L’eutanasia non è passata per scelte vostre. Idem la nuova legge sulle droghe. Siamo in democrazia. Il suo partito ha raccolto in proporzione a quanto seminato.
- Poi ci sarebbero le questioni locali.
- Sentiamo.
- A Pavia, la candidatura di Grassi non è proprio in linea con la nostra visione. Abbiamo anche un nome. Giorgio Tavolieri.
- Sta nel consiglio provinciale, se non sbaglio.
- Esatto. Lui sarebbe l’uomo giusto. Divise Verdi locali, tutta la corrente socialista e pure quelli di Lombardia Nostra hanno il paraocchi.
- E io, secondo lei, dovrei stoppare una candidatura riconosciuta dalla maggioranza del Fronte Pavese, per mettere un uomo che solo il suo partito, da quello che sento, appoggia? Ma chi sono, un dittatore?
- No, chiediamo solo che vengano valutate entrambe le candidature. Il nostro partito viene sempre penalizzato. È successo anche nei casi di Rho, Insubria e Brescia. Abbiamo, a livello nazionale, discrete percentuali.
- Il Fronte Nazionale, lo ripeto in decine di comizi, è un garante dello sviluppo sociale, culturale, economico e politico del Paese. È normale che ci siano visioni diverse. I tanti partiti, forse troppi, che vi sono all’interno parlano chiaro. Volete candidare il vostro uomo? Bene, fatelo. Si presenta contro Grassi e chi vince governa.
- Così sarebbe dura per noi.
- E che volete che le dica: è la democrazia.
- Qualcuno, tra i più radicali dei miei, potrebbe votare contro delle leggi.
- Che leggi?
- Gestione delle carceri, apertura d’impresa e, soprattutto, abolizione delle scuole private.
- In democrazia si deve aver a che fare anche con questo: ricatti. Ma sappiano i vostri consiglieri, che non sono ancora sufficienti per bloccare certe decisioni. Si può discutere su modifiche, ma non amo perdere tempo in cavilli. Su Pavia penso che la partita sia chiusa, se volete guardiamo ad altre parti.
- Voghera.
- Te pareva. Va bene, dai. Lì chi avete?
- Tavolieri.
- Ancora lui. Questo una poltrona la deve avere per forza, eh? Ma di dov’è precisamente?
- Di un piccolo borgo dell’Oltrepo.
- E volevate mandarlo a Pavia? Sapere che non amo chi governa lontano dalla sua terra. Mettiamolo lì. Anche se dovrò litigare con altra gente. A Pavia decidete voi che fare.
- Andremo da soli, credo.
- Bene. Spero che le possa andare bene.
- Accettiamo, poi sulle leggi citate valuteremo. Ci sarebbero anche altre perplessità.
- Sì, immagino, ma ora sono davvero in ritardo per una nuova manifestazione. Devo essere a San Donato tra non molto. Va bene dai, la ringrazio della visita, a presto.
- Buona giornata Presidente.
- Buona giornata anche a lei.
E così il sub caporale Marzorati liquidò il segretario del Partito Nazionalconservatore Daniele Enna.

Tra sé e sé disse: - Che palle, mi sembra di essere un vecchio politicante democristiano.

Leonardo Marzorati




permalink | inviato da ilMaLe il 25/1/2011 alle 13:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa

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