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  ilMaLe Non c'è giustizia senza libertà. Il blog di Leonardo Marzorati.
 
Diario
 


PATRIA

 


2 dicembre 2016

Le colorate "Foschie" di Sara Pellucchi

Quando la pittura diventa narrativa, o viceversa. Sono queste le prime impressioni che si hanno leggendo "Foschie", il primo romanzo di Sara "Shifter" Pellucchi, pittrice di Seregno (MB) che ha voluto cimentarsi con la scrittura. Il libro, edito da Gilgamesh, si legge tutto d'un fiato. Sono meno di 100 pagine in cui viene ben delineato il mondo artistico dell'autrice.

L'inizio è nero, colore amatissimo dalla pittrice. Nelle tenebre spunta un personaggio di nome Montserrat, omino grigio e stilizzato contraddistinto da un cappello a cilindro azzurro. Montserrat vive esperienze imparando a "toccare" colori e oggetti, che portano luce nel nero che avvolge la storia.

Sono esperienze oniriche dell'autrice, vissute con le titubanze e le inesperienze di un protagonista che impara, e al tempo stesso insegna al lettore, l'approcciarsi al mondo dei colori e delle cose animate.

Nella seconda parte del romanzo la palla (elemento con cui gioca Montserrat) passa alla pittrice, ovvio alter ego della stessa Sara. L'artista ottiene una sorta di ispirazione dal curioso personaggio. Si tratta di un passaggio di testimone da personaggio ad autore e i le esperienze vissute dal primo diventano un vero e proprio deus ex machina per il lavoro del secondo. La pittrice riesce a portare a termine le sue opere grazie al prezioso contributo di Montserrat, soggetto che riesce a trasmettere empatia e simpatia al tempo stesso.

Sara Pellucchi, durante la prima presentazione all'Area Libri di Seregno ha detto di sentirsi più un nero attorniato dalla luce dei colori che un grigio, come Montserrat, immerso nel nero. Citando Platone, solo conoscendo la luce e quindi i colori, si comprende meglio il nero. Nel caso di Sara il nero lo si ama e grazie al suo libro lo fa apprezzare a tutti noi. Dopo aver letto il suo libro, forse vedrete il nero con occhi diversi.

"Foschie" è un romanzo adatto a tutti e piacerà anche a coloro che hanno un atteggiamento misoneista verso chi mette il proprio io al centro della storia. Il connubio tra pittura e narrativa funziona. Ci si emoziona nel vivere i sogni di Sara e Montserrat è un ottimo Caronte, che ci traghetta nel nero e ci fa tastare con mano le sue foschie colorate.

Leonardo Marzorati


26 gennaio 2016

Cirrinà e bimbi

Videoeditoriale talkactiviano sul DDL Cirinnà

https://www.youtube.com/watch?v=4jM6-G5mFEU




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23 agosto 2014

Altro che Steve Jobs

Il genio disse: "siate affamati, siate folli"; io invece consiglio: "siate curiosi, siate credibili".


Dovete essere affamati sì, ma di conoscenza. La curiosità e il continuo porsi domande spinsero Socrate, Colombo, Da Vinci, Galilei, Volta e lo stesso Jobs a dar vita a progetti che hanno condizionato in meglio lo sviluppo dell'umanità. Gli interrogativi partono da quell'uomo (o forse quella donna) che capì come da un seme si può ricavare la pianta e arrivano fino a noi. Siate curiosi. 

Siate credibili. Dovete vendere i vostri interrogativi ad esterni che non hanno la vostra voglia di ricerca e la vostra curiosità. Cercate, con uno sforzo empatico, di mettervi nei panni di chi avete di fronte. Siate credibili, per dar maggior peso alle vostre preziose ipotesi.

Leonardo Marzorati




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9 novembre 2013

Biografia

Leonardo Marzorati nasce nel cuore della Brianza nel 1982. Vive quasi tutta la sua vita a Capriano di Briosco, un piccolo paesino collinare. Dopo una torbida adolescenza, in cui non verrà a capo di nulla, cazzeggiando tra il Liceo Scientifico Enrico Fermi ed il suo paesino, decide di conoscere meglio il pianeta in cui vive. Dopo il diploma si iscrive a Scienze Politiche alla Statale di Milano dove ottiene una laurea triennale nel 2004 e una laurea specialistica in Storia del mondo contemporaneo nel 2006. Dopo essere stato operaio, cameriere, addetto alla rassegna stampa, agente assicurativo, bigliettaio e maschera in un cinema multisala, impiegato alla dichiarazione dei redditi presso un Caaf, cassiere di banca, ora lavora di notte in un'agenzia di stampa a Milano. Collabora ancora a tempo perso a giornali locali come free lance. E' un assiduo divoratore di fumetti e romanzi horror o fantascientifici. Ama il cinema d'essai e le donne provocanti che hanno contribuito a rendere magica la settima arte. Dopo un passato politico turbolento, in cui è stato sia fascista che comunista, ora si definisce liberale per una giustizia sociale. Detesta gli intolleranti, i razzismi di ogni tipo, i buonisti di sinistra, le veterofemministe, gli integralisti religiosi e i modesti. Ama lo stile giornalistico di Indro Montanelli, Oriana Fallaci, Luca Telese e Massimo Fini. E' iscritto all'AVIS. Si ritiene un artista stravagante, amante di se stesso e della cultura. Come disse Baudelaire: "solo la cultura alla fine salverà l'uomo". Crede nella cultura, nell'arte e nella civiltà democratica. Leonardo ha problemi un po' con tutti, ma soprattutto con le donne. Le poche ragazze che ha conosciuto si sono comportate molto male nei suoi confronti. Una di queste sgualdrine gli disse: "Sei un maschilista frustrato perchè le tipe non te la danno". Ciononostante non ha perso la fiducia e spera di poter trovare una ragazza seria che lo sappia valorizzare. Sostiene il sesso libero e le coppie aperte. Poche volte ha pianto: per la scomparsa di una persona cara, per una sconfitta personale, dopo aver letto dei Dylan Dog particolarmente commoventi o il romanzo "Un uomo" di Oriana Fallaci. Da precario cerca nuove occupazioni, più possibilmente stabili e scrive racconti. Nel 2011 si trasferisce a Milano, innamorandosi della più progressista metropoli dell'Europa Meridionale. Nel 2013 pubblica per Gilgamesh Edizioni il suo primo libro Frustrati - Uomini e donne che non hanno conosciuto l'amore.




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1 aprile 2013

Dialogo segreto tra i capigruppo a 5 Stelle

Vito: Cittadina Lombardi, vuoi un caffè? Io lo prendo.

Roberta: Cittadino Crimi, non ti sembra un po’ presto per fare dichiarazioni?

Vito: Dici che dovremmo consultare Casaleggio e Grillo?

Roberta: Noi non siamo servi di Casaleggio e Grillo, è la rete che al massimo decide in piena autonomia. Me lo hanno detto proprio Casaleggio e Grillo.

Vito: Beh, in fin dei conti ho solo detto un caffè. Non ho ancora lasciato dichiarazioni in proposito al tipo di bevanda. Potrebbe essere lungo, corto, con o senza zucchero. Magari poi alla macchinetta seleziono il mocaccino.

Roberta: Così saremmo accusati di essere vaghi. Noi siamo cittadini selezionati dalla gente comune. La tua scelta alla macchinetta del caffè potrebbe scavalcare la volontà del popolo italiano. Saresti uguale ai politici della casta, che decidono senza mettere in rete le loro scelte.

Vito: Metto in rete le diverse opzioni: sarà il popolo a decidere che caffè potrò prendere. Io eseguo solo le volontà del popolo. E oltre ai tipi di caffè farò un referendum anche su quante palline di zucchero mettere.

Roberta: Bene cittadino Crimi.

Vito: Chiedo anche alla rete se posso offrirtene uno, cittadina Lombardi.

Roberta: Cosa? Se devo bere un caffè devo usufruire delle mie risorse economiche senza aiuti da nessun altro. Non siamo privilegiati! Siamo cittadini comuni. Offrendomi un caffè finiresti in un spirale di corruzione tipica dei partiti comuni. Si inizia con un caffè e si arriva agli appalti per un inceneritore. Vuoi fare come i politici ladri del PD? Vuoi disobbedire al Movimento e quindi ai cittadini italiani?

Vito: Stavo giusto per chiedere alla rete se l’offerta di un caffè può essere considerata contributo alle relazioni sociali o un volgare gesto di corruzione simbolo della vecchia politica. Si potrebbe fare un distinguo tra i caffè offerti al bar e quelli della macchinetta.

Roberta: Scusami un secondo ma devo controllare se ci sono novità in rete e mandare una mail.

 

La mail di Roberta:

“Supremo Gianroberto, sono la tua umile cittadina Lombardi. Penso che il “cittadino” Crimi si sia venduto al PD. Il ruolo di capogruppo al senato deve avergli montato la testa. Sembra voglia scavalcare le decisioni della rete e vorrebbe agire in totale autonomia su scelte fondamentali per l’economia, specialmente sulle importazioni di caffè da paesi illiberali nei confronti della rete come Venezuela e Vietnam. Mostra debolezze di fronte alle possibili offerte che i senatori del PD gli faranno. Penso abbia tradito i cittadini italiani e l’unico Movimento che li rappresenta. Propongo la sua rimozione dal Movimento, ovviamente dopo una votazione democratica di tutti i cittadini italiani che la pensano come me e soprattutto come Te. In caso di nuovi sospetti ti aggiorno. Ecco una nuova prova: ha preso il latte macchiato!”

 

Vito: Buono questo latte macchiato. Forse troppo buono. Penso che la macchinetta di Palazzo Madama sia un modello migliore rispetto a quelli che si trovano negli altri edifici pubblici. Questo è uno spreco vergognoso, un’usurpazione contro i cittadini comuni, costretti tutti i giorni a bere caffè meno buoni per colpa di una classe politica viziata.

Roberta: A me non hai preso niente? Te l’avrei pagato fino all’ultimo centesimo.

Vito: La rete si era espressa sulla questione? Non vorrai scavalcare la volontà del popolo. Ora però devo controllare sul mio tablet se ci sono nuove disposizioni.

 

La mail di Vito:

“Divino Gianroberto, sono il cittadino punto e basta Crimi. Credo che l’eletta Lombardi sia una spia degli altri partiti. Probabilmente è una troll infiltrata nel Movimento per sovvertire la democrazia e distruggere l’unica forza che rappresenta in Italia la gente comune. La Lombardi fa troppe domande sulle iniziative della rete, che democraticamente dice a noi eletti che decisioni prendere. Mostra dubbi e mi guarda in modo sospetto. Recita la parte della dura e pura per nascondere il suo vero obiettivo. Oggi si rifiuta di bere un caffè con me, domani lo berrà con Bersani, con Monti o con Berlusconi. All’incontro con Bersani si è sgolata la bottiglietta d’acqua che era sul tavolo; ha amici che hanno studiato in Bocconi; e soprattutto, mi ha confidato che da ragazzina guardava TeleMike su Canale 5! È chiaramente prezzolata da PD, Scelta Civica e PDL. La rete deve votare la sua immediata rimozione dal Movimento, eseguendo al 100% il volere della tua geniale guida. In totale modestia collegiale, il cittadino Crimi Ti saluta”.

 

Roberta: La rete ha optato per un caffè corto senza zucchero. Meno sprechi rispetto a un latte macchiato. Sicuro di non aver disobbedito alla rete, cittadino Crimi?

Vito: I cittadini hanno voluto premiare il lavoro dei produttori di latte del Veneto. Noi del Movimento dobbiamo essere dalla parte del popolo, dico bene cittadina e amica Lombardi?

Roberta: Dici benissimo cittadino Crimi.

 

Continua…

 

Indiscrezioni da palazzo trascritte da Leonardo Marzorati




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29 agosto 2012

Talkactive, il nuovo giornale online

Buon giorno a tutti. I miei nuovi editoriali li trovate sulla testata online www.talkactive.it

Lì potrete leggere e commentare pezzi di attualità, politica, costume e cultura. Talkactive è un nuovo sito di informazione libera, dove differenti opinioni si confrontano in una piazza 2.0.

Leonardo Marzorati




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2 giugno 2012

Incanalare l'edilizia

Costruire sì, ma con criterio

I tragici eventi che hanno sconvolto l'Emilia hanno bisogno di colpevoli. La maggioranza delle vittime dei terremoti sono operai deceduti sul posto di lavoro. Quest'ultimo è un evento che si ripete ogni giorno. In un anno in Italia sono circa 1000 le morti bianche. Il terremoto ha solo alzato la soglia. Operai e tecnici schiacciati da travi di capannoni o fabbricati abbattutisi su se stessi per due scosse di scala 5,8 e 6 di magnitudo. L'ultima classificazione sismica dell'Italia risale al 2006. I sismologi inserirono tutti i comuni interessati dal sisma dei giorni appena scorsi in zona 3 (sismicità bassa). Chi ha costruito stabilimenti e capannoni nella Bassa Padana tra Modena e Ferrara il più delle volte lo ha fatto senza inserire le adeguate strutture antisismiche. Chi lo ha fatto tenendo conto di una mappa che escludeva quasi del tutto la possibilità di forti scosse sul territorio, chi lo ha fatto giusto per risparmiare. Questa è l'Italia. L'Italia è piena di distretti economici capaci di dare un pesante contributo al PIL nazionale. La Brianza, la Marca Trevigiana e giustappunto, la Bassa Modenese. In queste aree, dal boom economico a oggi il territorio è stato sventrato, trasformandosi da zona agricola a un susseguirsi di officine, villette, palazzine e strade. È stato un sacrificio necessario allo sviluppo del Paese. Ogni anno si è visto aumentare la percentuale di cemento seguendo il triangolo case, fabbriche, strade. Negli ultimi anni il lavoro è calato, alcune fabbriche hanno chiuso, ma sono aumentate le case. Sempre più gente sceglie la tranquilla provincia, dove i costi degli immobili sono più bassi e dove non c'è il caos, lo smog e la percentuale di stranieri delle città. Si è andati così trasformando buona parte della Pianura Padana e delle Prealpi in una megalopoli confusa e disordinata. Il tutto grazie al benestare delle amministrazioni locali, troppo spesso in affari con gruppi edili in odore di criminalità organizzata. Fermare la cementificazione selvaggia si può. Lo si deve fare se si vuole salvaguardare il Nord Italia. La lobby dell'edilizia, che porta comunque lavoro a tante famiglie, può essere incanalata nella ricostruzione di stabilimenti, capannoni e abitazioni. Seguendo le corrette valutazioni dei sismografi e non giocando al risparmio tipico di certa Italietta, si può preservare un settore industriale che raramente ha conosciuto crisi nella storia del nostro Paese. Questa riqualificazione andrebbe proposta anche per tutta la fascia appenninica, anche in quel Mezzogiorno che ha bisogno di lavoro come di misure contro i prossimi terremoti. Non voglio passare per uccello del malaugurio, ma la classificazione del 2006 inserì parecchie zone del centro-sud (dall'Umbria al Catanese, passando per il Pollino) nella zona 1 (sismicità alta). Le amministrazioni e l'imprenditoria italiana dovrebbero lavorare guardando al lungo periodo e non al breve come troppo spesso hanno fatto. Per poi piangersi addosso al momento della sciagura.

Leonardo Marzorati




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6 febbraio 2012

CAPITOLO XXXIV

Siamo democratici

Incontro tra il ministro degli interni Ruggero Riva e il commissario alla sicurezza Federica Calvani. 21 dicembre 2040.

R: - Sai Calvani, ho parlato con questore e alcuni gruppi delle Divise Verdi. C’è la possibilità di incriminare un po’ di gente e mandarla in Valfurva. Anche loro nel Ca.Mi.No. Pusher, comunisti, ex magistrati che ci hanno messo i bastoni fra le ruote. Li spediamo tutti là. Marzorati secondo te può essere dalla nostra?

C: - Dalla nostra: ma quanti siete?

R: - Tanti. Sezioni locali, esponenti della destra del Fronte. Ma anche a sinistra avrei consensi. Zanardi, Sacco, Pietrosanti. Loro dovrebbero starci tutti. Dobbiamo chiudere subito baracca con certa gente. Si fa una legge speciale o anche no. I rom al massimo li facciamo sparire. Non se ne accorgerebbe nessuno. Certo, dobbiamo coprire alla Chiesa, ma ci può stare. Io e il generale Anselmi.

C: - Guarda che siamo una democrazia europea. Ti metti d’accordo con un generale scavalcando il governo? Sei appena stato nominato ministro e già parti per la tangente.

R: - Il colpo di mano ormai serve. Siamo uno Stato indipendente. Facciamo come cazzo ci pare. Ci hanno votato proprio perché non ne potevano più di certa burocrazia. L’Italia era così. Ora ci siamo levati quella palla al piede. Cazzo, agiamo di nostro. Certo, il pres va sentito. È lui il capo: su questo tutti d’accordo. Farebbe comodo anche a lui. Prove certe, magistrati seri dalla nostra e polizia che ce li leva di mezzo. Non servirebbe nemmeno il supporto delle Divise Verdi. Ovviamente anche loro saranno dei nostri, però faccio notare che non saranno così essenziali come vorrebbero.

C: - Sei sicuro di avere tutti questi apporti? Se sei sicuro, va bene. Altrimenti valuterei. Anche su come trattare con le Divise Verdi.

R: - Quelli sbraitano a livello politico. Fanno bene il loro, per carità. Ma se si parla di azione giudiziaria, qui serve il pugno della polizia e del nostro ministero. Marzorati starà dalla nostra, non dalla loro. Farà buon viso a cattivo gioco, ma alla fine darà ragione a noi.

C: - Noi: noi chi? Anche qui al ministero non so quanti possano essere con te. Ci sono partiti compromessi. O si fanno partire le Divise Verdi in un’azione pesante o nulla. Sempre sotto l’egida direzione del nostro capo.

R: - Lo sento tra un attimo. Mi darà ragione. Qui si rischia di diventare una piccola Italia. Serve azione e voglia di un cambiamento immediato. Abbiamo fatto una rivoluzione, terminiamola nel modo migliore.

C: - Facendo sparire i possibili nemici.

R: - Brava ragazza! Non ci saranno mica spargimenti di sangue, solo un po’ di feccia fuori dalle palle. Vado a sentire il pres.

Rimasta sola, Calvani chiamo dall’I-Phone Marzorati.

C: - Buongiorno Presidente, ho appena parlato con Riva.

M: - Che ha in mente?

C: - Vorrebbe far fuori un po’ di gente.

M: - Deportarli in Valfurva, vero?

C: - Già.

M: - È un ex leghista, bisogna capirlo. Vuole forzare i tempi senza curarsi dell’opinione europea e internazionale. Il problema è che ha consensi. E pure la sua idea non è campata in aria: meno gentaglia in giro sarebbe un bene per tutti. Ma adesso dobbiamo stare cauti, anche per non perdere i consensi dei più moderati, della Curia e degli industriali.

C: - Concordo, come intende agire?

M: - Secondo me, tu ragazza lo sai. Saresti un’ottima ministro. Riva lo mando in televisione a scaldare gli animi. Nei talk show e nelle piazze, ma non al governo. In fin dei conti anche te vieni dalla Lega.

C: - Ero una ragazzina.

M: - Va benissimo. Cercherò di convincere Riva ad assumere qualche altro incarico. Tipo vicepresidente del Fronte. Non ce l’abbiamo. È uno tosto, cercherò di ammorbidirlo. Anche te mettici del tuo.

C: - Io posso fare del mio meglio. Agisco per il bene del nostro Paese.

M: - Giusto. Sei ancora giovane e attraente. Riva è scaltro, ma ha anche debolezze. Mi fido di te. Hai armi che io non ho. Il futuro del glorioso popolo lombardo è nelle tue mani.

C: - Più che nelle mie mani in qualcos’altro.

M: - Cos’è questo linguaggio da caserma. Brava! È lo spirito adatto. Queste sono le quote rosa che mi piacciono. Sii concreta e presto passerai di grado.

C: - La ringrazio della fiducia presidente.

M: - Dammi del tu. Non te l’avevo già detto?

C: - D’accordo. Buona giornata pres.

M: - Ciao ragazza. Me racumandi.




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19 agosto 2011

Rapporto con la donna

CAPITOLO XXXIII

I rapporti tra Marzorati e Sandy si limitavano alle apparizioni pubbliche. Niente li legava più. Gli affetti reciproci, se mai c’erano stati, erano scomparsi del tutto. Nel Fronte non pochi valutavano opinabile la protrazione della relazione. Il presidente avrebbe potuto trovarsi una nuova compagna, più giovane e più accondiscendente. Il fascino esterofilo della compagna messicana era uno dei pallini di Marzorati. In fondo amava l’immagine di donna approfittatrice: rendeva forza alla sua concezione misogina. Il rapporto con le donne è stata una delle pagine più controverse del politico lombardo. Non perdeva occasione per mostrare pubblicamente il suo affetto sociale per le donne. Nei talk show, nei saggi, nei discorsi pubblici la donna veniva riverita di ossequi e osannata. Donne occupavano posti di rilievo in banche, municipalizzate, industrie, enti pubblici e cariche politiche. Anche Sandy era stata promossa, tra borbottii generali, alla carica di viceministro degli esteri e poi ministro degli affari sociali. La coppia era a aperta. Marzorati aveva le sue tresche, Sandy idem. Tutti nel Fronte lo sapevano. Qualcuno sopportava di malavoglia, ma la maggior parte degli esponenti non dava peso alla vita privata del presidente. Marzorati aveva rotto con l’immagine della donna oggetto lanciata C’era stato un figlio (Juan Ambrogio), riconosciuto tramite test del DNA. Era nato quando entrambi i genitori avevano passato i quarant’anni e aveva sempre vissuto con la madre.

- Cara con chi esci stasera?

- Fatti miei. Oggi non ci sono cerimonie. Vado a godermi la vita. Cosa che tu non sai fare.

- Vizi borghesi, sai che non fanno per me. Sono rimasto fedele al popolo e alla vita austera di chi è al potere non per gli interessi suoi, ma degli altri.

- Ha parlato Gesù Cristo.

- Sfotti, intanto hai ottenuto cariche pubbliche grazie a me.

- Nel Fronte ho tanti che apprezzano le mie capacità. All’estero fai bella figura grazie a me. Lo sai. Poi ti voglio ancora un po’ bene, altrimenti me ne sarei già andata. Ci sono industriali, politici, advisor che mi prenderebbero al loro fianco.

- Ma quante cazzate riesci a dire. Ma finché vai a scoparti ballerini sudamericani.

- Vedi come sei! Ho mai sindacato per tutte le troie che raccatti. Se lo fa l’uomo si può chiudere un occhio, ma per la donna no. Le si dà subito della puttana. Maschilista.

- Basta con questa cantilena. Esci, vai con chi ti pare. Quello che mi preoccupa è l’immagine del Fronte e dell’amministrazione. Dobbiamo cercare di dare un’immagine di austerità sociale. Tutti, specialmente la compagna del presidente.

- A volte mi chiedo dove tu viva. C’è la Calvani con lo yacht in Liguria grazie all’amichetto, Zanardi che si fa le vacanze in Tailandia e Vietnam con le ragazzine, Sacco con la villa a Bormio. Siamo pieni di gente che si approfitta della posizione politica. Solo te e qualche esaltato che ti segue ciecamente continua a fare la vita da eremita. Sempre in questo palazzo, chiuso come un cane. O qui o nei paesi più sperduti della Lombardia a ricevere le lodi di quattro bifolchi.

- Stai offendendo il popolo lombardo. Faccio finta di non aver sentito, altrimenti ti dovrei far processare da un Tribunale Speciale.

- Va bene, vado. Penso di tornare per domattina. Divertiti.

- Mi guarderò un bel film. Domani c’è un consiglio importante dei ministri. Sai, lavoro.

- Bravo. Buonanotte.

- Anche a te.

Leonardo Marzorati




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11 giugno 2011

La statua

CAPITOLO XXXII

- Una statua?
Era rimasto piuttosto sorpreso il presidente Marzorati all’annuncio, fatto dal Commissario Supervisore alla Cultura, della costruzione di un opera marmorea pronta a celebrarlo.
- Presidente, l’opera in questione è stata votata in consiglio provinciale a palazzo Isimbaldi. Si tratta di affidare a scultori delle nuove avanguardie lombarde il progetto per un’opera celebrativa ma al tempo stesso innovativa sul fronte artistico.
- Cara Scapece, lei è donna d’arte; io uomo di storia. Sa bene però che quando un vivente si vede costruire la propria statua, quasi sempre è un dittatore o un esponente di regime illiberale. Noi siamo la quinta essenza della democrazia. O almeno vogliamo mostrarci per questo. Qui, in Italia e altrove ricomincerebbero a ingiuriarmi dandomi del satrapo. Capisco la spinta innovativa, però…
- Il progetto però è stato votato.
- Sì, si. Per carità. Poi conosco l’assessore De Giorgi. È fatto così: parte con un’idea e la impone. È un bravo ragazzo, brillante. Avrà fatto passare il progetto insieme alla gestione dell’Accademia Artistica e così l’ha spuntata. Fosse per me nessun problema. I nostri oppositori interni, per quanto pochi e scapestrati siano, non aspettano altro. L’opera dove andrebbe a finire?
- Sarebbe da collocare nei giardini di Porta Venezia. Qualcuno ha parlato di piazzetta Feltri. Si parla di una statua non celebrativa ma riflessiva. Altezza non oltre i quattro o cinque metri.
- Riflessiva: tipo io seduto sulla mia poltrona a riflettere sul futuro della nazione.
- Questo poi lo stabiliranno gli artisti selezionati. Poi una commissione voterà. Le dovrebbe essere il presidente di giuria. Pensi ai monti Rushmore negli Stati Uniti o alla statua di Cavallo Pazzo.
- Loro però son morti. Già mi hanno intestato un sacco di vie. Chi li ferma certi sindaci. Ci sono più vie intestate a me che non a Bossi.
- In tutti i capoluoghi di provincia c’è una via Umberto Bossi. Di sue non credo.
- Per forza: rompo le palle ai sindaci. Solo che i paesini mica posso mettermi a visitarli tutti. Quelli così fanno un po’ come cazzo vogliono. D’altronde c’è una legge firmata da me che gli permette la gestione quasi totale dell’arredo urbano. Qualche busto già me lo hanno fatto. Pensi che in un paesino sul lago di Lugano mi hanno addirittura fatto una scultura nelle roccia tipo santuario della Madonna. Un conto è il borgo del Ceresio, un altro è Milano.
- Che devo riferire all’assessore De Giorgi?
- Non so, sarei pure curioso. Però si parla di soldi pubblici. Io ho lanciato appello anche agli enti locali per una politica economica di austerità. E fioccano a destra e manca statue, busti, quadri in enti pubblici. Non parlo della foto d’ufficio, ma di quadri artistici. Il subcaporale versione futurista, quello cubista, quello lucentista o new grunge. Gli artisti, la commissione, l’opera: si parla di un po’ di soldi. Un conto è quando viene fatta da privati. Qui si parla di soldi pubblici. Va bene dare spazio alla cultura, però.
- Forse riescono a trovare banche pronte al finanziamento.
- E che vogliono in cambio?
- Non so, penso si guardi alla Popolare Commercio e Industria o al Credito Padano. Dice che lo farebbero solo per ingraziarsi il governo? Sono tutte gestite da uomini del Fronte. Sgomitano per apparire meglio di fronte a lei.
- Facciamo così: se una banca si fa avanti per accollarsi tutto va bene. Altrimenti niente. Poi valuteremo bene la collocazione e il tipo di opera. Non celebrativa sia chiaro.
- Va bene. Informo subito.
Marzorati spense il suo Phonevideo e navigò cercando news sul progetto della Provincia di Milano. Intanto pensava sconsolata ai livelli alti di servilismo a cui tanti politici del Fronte si vendevano.
 
Leonardo Marzorati




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