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1 aprile 2013
Dialogo segreto tra i capigruppo a 5 Stelle
Vito: Cittadina Lombardi, vuoi un caffè? Io lo prendo.
Roberta: Cittadino Crimi, non ti sembra un po’ presto per
fare dichiarazioni?
Vito: Dici che dovremmo consultare Casaleggio e Grillo?
Roberta: Noi non siamo servi di Casaleggio e Grillo, è la
rete che al massimo decide in piena autonomia. Me lo hanno detto proprio
Casaleggio e Grillo.
Vito: Beh, in fin dei conti ho solo detto un caffè. Non ho
ancora lasciato dichiarazioni in proposito al tipo di bevanda. Potrebbe essere
lungo, corto, con o senza zucchero. Magari poi alla macchinetta seleziono il
mocaccino.
Roberta: Così saremmo accusati di essere vaghi. Noi siamo
cittadini selezionati dalla gente comune. La tua scelta alla macchinetta del
caffè potrebbe scavalcare la volontà del popolo italiano. Saresti uguale ai
politici della casta, che decidono senza mettere in rete le loro scelte.
Vito: Metto in rete le diverse opzioni: sarà il popolo a
decidere che caffè potrò prendere. Io eseguo solo le volontà del popolo. E
oltre ai tipi di caffè farò un referendum anche su quante palline di zucchero
mettere.
Roberta: Bene cittadino Crimi.
Vito: Chiedo anche alla rete se posso offrirtene uno,
cittadina Lombardi.
Roberta: Cosa? Se devo bere un caffè devo usufruire delle
mie risorse economiche senza aiuti da nessun altro. Non siamo privilegiati!
Siamo cittadini comuni. Offrendomi un caffè finiresti in un spirale di
corruzione tipica dei partiti comuni. Si inizia con un caffè e si arriva agli
appalti per un inceneritore. Vuoi fare come i politici ladri del PD? Vuoi disobbedire
al Movimento e quindi ai cittadini italiani?
Vito: Stavo giusto per chiedere alla rete se l’offerta di un
caffè può essere considerata contributo alle relazioni sociali o un volgare
gesto di corruzione simbolo della vecchia politica. Si potrebbe fare un
distinguo tra i caffè offerti al bar e quelli della macchinetta.
Roberta: Scusami un secondo ma devo controllare se ci sono
novità in rete e mandare una mail.
La mail di Roberta:
“Supremo Gianroberto, sono la tua umile cittadina Lombardi.
Penso che il “cittadino” Crimi si sia venduto al PD. Il ruolo di capogruppo al
senato deve avergli montato la testa. Sembra voglia scavalcare le decisioni
della rete e vorrebbe agire in totale autonomia su scelte fondamentali per
l’economia, specialmente sulle importazioni di caffè da paesi illiberali nei
confronti della rete come Venezuela e Vietnam. Mostra debolezze di fronte alle
possibili offerte che i senatori del PD gli faranno. Penso abbia tradito i
cittadini italiani e l’unico Movimento che li rappresenta. Propongo la sua
rimozione dal Movimento, ovviamente dopo una votazione democratica di tutti i
cittadini italiani che la pensano come me e soprattutto come Te. In caso di
nuovi sospetti ti aggiorno. Ecco una nuova prova: ha preso il latte macchiato!”
Vito: Buono questo latte macchiato. Forse troppo buono.
Penso che la macchinetta di Palazzo Madama sia un modello migliore rispetto a
quelli che si trovano negli altri edifici pubblici. Questo è uno spreco
vergognoso, un’usurpazione contro i cittadini comuni, costretti tutti i giorni
a bere caffè meno buoni per colpa di una classe politica viziata.
Roberta: A me non hai preso niente? Te l’avrei pagato fino
all’ultimo centesimo.
Vito: La rete si era espressa sulla questione? Non vorrai
scavalcare la volontà del popolo. Ora però devo controllare sul mio tablet se
ci sono nuove disposizioni.
La mail di Vito:
“Divino Gianroberto, sono il cittadino punto e basta Crimi.
Credo che l’eletta Lombardi sia una spia degli altri partiti. Probabilmente è
una troll infiltrata nel Movimento per sovvertire la democrazia e distruggere
l’unica forza che rappresenta in Italia la gente comune. La Lombardi fa troppe
domande sulle iniziative della rete, che democraticamente dice a noi eletti che
decisioni prendere. Mostra dubbi e mi guarda in modo sospetto. Recita la parte
della dura e pura per nascondere il suo vero obiettivo. Oggi si rifiuta di bere
un caffè con me, domani lo berrà con Bersani, con Monti o con Berlusconi.
All’incontro con Bersani si è sgolata la bottiglietta d’acqua che era sul
tavolo; ha amici che hanno studiato in Bocconi; e soprattutto, mi ha confidato
che da ragazzina guardava TeleMike su Canale 5! È chiaramente prezzolata da PD,
Scelta Civica e PDL. La rete deve votare la sua immediata rimozione dal
Movimento, eseguendo al 100% il volere della tua geniale guida. In totale
modestia collegiale, il cittadino Crimi Ti saluta”.
Roberta: La rete ha optato per un caffè corto senza
zucchero. Meno sprechi rispetto a un latte macchiato. Sicuro di non aver
disobbedito alla rete, cittadino Crimi?
Vito: I cittadini hanno voluto premiare il lavoro dei
produttori di latte del Veneto. Noi del Movimento dobbiamo essere dalla parte
del popolo, dico bene cittadina e amica Lombardi?
Roberta: Dici benissimo cittadino Crimi.
Continua…
Indiscrezioni da
palazzo trascritte da Leonardo Marzorati
| inviato da ilMaLe il 1/4/2013 alle 14:55 | |
29 agosto 2012
Talkactive, il nuovo giornale online
Buon giorno a tutti. I miei nuovi editoriali li trovate sulla testata online www.talkactive.it Lì potrete leggere e commentare pezzi di attualità, politica, costume e cultura. Talkactive è un nuovo sito di informazione libera, dove differenti opinioni si confrontano in una piazza 2.0. Leonardo Marzorati
| inviato da ilMaLe il 29/8/2012 alle 20:11 | |
2 giugno 2012
Incanalare l'edilizia
Costruire sì, ma con criterio I tragici eventi che hanno sconvolto l'Emilia hanno bisogno di colpevoli. La
maggioranza delle vittime dei terremoti sono operai deceduti sul posto di
lavoro. Quest'ultimo è un evento che si ripete ogni giorno. In un anno in Italia
sono circa 1000 le morti bianche. Il terremoto ha solo alzato la soglia. Operai
e tecnici schiacciati da travi di capannoni o fabbricati abbattutisi su se
stessi per due scosse di scala 5,8 e 6 di magnitudo. L'ultima classificazione
sismica dell'Italia risale al 2006. I sismologi inserirono tutti i comuni
interessati dal sisma dei giorni appena scorsi in zona 3 (sismicità bassa). Chi
ha costruito stabilimenti e capannoni nella Bassa Padana tra Modena e Ferrara il
più delle volte lo ha fatto senza inserire le adeguate strutture antisismiche.
Chi lo ha fatto tenendo conto di una mappa che escludeva quasi del tutto la
possibilità di forti scosse sul territorio, chi lo ha fatto giusto per
risparmiare. Questa è l'Italia. L'Italia è piena di
distretti economici capaci di dare un pesante contributo al PIL nazionale. La
Brianza, la Marca Trevigiana e giustappunto, la Bassa Modenese. In queste aree,
dal boom economico a oggi il territorio è stato sventrato, trasformandosi da
zona agricola a un susseguirsi di officine, villette, palazzine e strade. È
stato un sacrificio necessario allo sviluppo del Paese. Ogni anno si è visto
aumentare la percentuale di cemento seguendo il triangolo case, fabbriche,
strade. Negli ultimi anni il lavoro è calato, alcune fabbriche hanno chiuso, ma
sono aumentate le case. Sempre più gente sceglie la tranquilla provincia, dove i
costi degli immobili sono più bassi e dove non c'è il caos, lo smog e la
percentuale di stranieri delle città. Si è andati così trasformando buona parte
della Pianura Padana e delle Prealpi in una megalopoli confusa e disordinata. Il
tutto grazie al benestare delle amministrazioni locali, troppo spesso in affari
con gruppi edili in odore di criminalità organizzata. Fermare la
cementificazione selvaggia si può. Lo si deve fare se si vuole salvaguardare il
Nord Italia. La lobby dell'edilizia, che porta comunque lavoro a tante famiglie,
può essere incanalata nella ricostruzione di stabilimenti, capannoni e
abitazioni. Seguendo le corrette valutazioni dei sismografi e non giocando al
risparmio tipico di certa Italietta, si può preservare un settore industriale
che raramente ha conosciuto crisi nella storia del nostro Paese. Questa
riqualificazione andrebbe proposta anche per tutta la fascia appenninica, anche
in quel Mezzogiorno che ha bisogno di lavoro come di misure contro i prossimi
terremoti. Non voglio passare per uccello del malaugurio, ma la classificazione
del 2006 inserì parecchie zone del centro-sud (dall'Umbria al Catanese, passando
per il Pollino) nella zona 1 (sismicità alta). Le amministrazioni e
l'imprenditoria italiana dovrebbero lavorare guardando al lungo periodo e non al
breve come troppo spesso hanno fatto. Per poi piangersi addosso al momento della
sciagura. Leonardo Marzorati
| inviato da ilMaLe il 2/6/2012 alle 14:23 | |
6 febbraio 2012
CAPITOLO XXXIV
Siamo democratici
Incontro tra il ministro degli interni Ruggero Riva e il
commissario alla sicurezza Federica Calvani. 21 dicembre 2040. R: - Sai Calvani, ho parlato con questore e alcuni gruppi
delle Divise Verdi. C’è la possibilità di incriminare un po’ di gente e
mandarla in Valfurva. Anche loro nel Ca.Mi.No. Pusher, comunisti, ex magistrati
che ci hanno messo i bastoni fra le ruote. Li spediamo tutti là. Marzorati
secondo te può essere dalla nostra?
C: - Dalla nostra: ma quanti siete?
R: - Tanti. Sezioni locali, esponenti della destra del
Fronte. Ma anche a sinistra avrei consensi. Zanardi, Sacco, Pietrosanti. Loro
dovrebbero starci tutti. Dobbiamo chiudere subito baracca con certa gente. Si
fa una legge speciale o anche no. I rom al massimo li facciamo sparire. Non se
ne accorgerebbe nessuno. Certo, dobbiamo coprire alla Chiesa, ma ci può stare.
Io e il generale Anselmi.
C: - Guarda che siamo una democrazia europea. Ti metti
d’accordo con un generale scavalcando il governo? Sei appena stato nominato
ministro e già parti per la tangente.
R: - Il colpo di mano ormai serve. Siamo uno Stato
indipendente. Facciamo come cazzo ci pare. Ci hanno votato proprio perché non
ne potevano più di certa burocrazia. L’Italia era così. Ora ci siamo levati
quella palla al piede. Cazzo, agiamo di nostro. Certo, il pres va sentito. È
lui il capo: su questo tutti d’accordo. Farebbe comodo anche a lui. Prove
certe, magistrati seri dalla nostra e polizia che ce li leva di mezzo. Non
servirebbe nemmeno il supporto delle Divise Verdi. Ovviamente anche loro
saranno dei nostri, però faccio notare che non saranno così essenziali come
vorrebbero.
C: - Sei sicuro di avere tutti questi apporti? Se sei
sicuro, va bene. Altrimenti valuterei. Anche su come trattare con le Divise
Verdi.
R: - Quelli sbraitano a livello politico. Fanno bene il
loro, per carità. Ma se si parla di azione giudiziaria, qui serve il pugno
della polizia e del nostro ministero. Marzorati starà dalla nostra, non dalla
loro. Farà buon viso a cattivo gioco, ma alla fine darà ragione a noi.
C: - Noi: noi chi? Anche qui al ministero non so quanti
possano essere con te. Ci sono partiti compromessi. O si fanno partire le
Divise Verdi in un’azione pesante o nulla. Sempre sotto l’egida direzione del
nostro capo.
R: - Lo sento tra un attimo. Mi darà ragione. Qui si rischia
di diventare una piccola Italia. Serve azione e voglia di un cambiamento
immediato. Abbiamo fatto una rivoluzione, terminiamola nel modo migliore.
C: - Facendo sparire i possibili nemici.
R: - Brava ragazza! Non ci saranno mica spargimenti di
sangue, solo un po’ di feccia fuori dalle palle. Vado a sentire il pres.
Rimasta sola, Calvani chiamo dall’I-Phone Marzorati.
C: - Buongiorno Presidente, ho appena parlato con Riva.
M: - Che ha in mente?
C: - Vorrebbe far fuori un po’ di gente.
M: - Deportarli in Valfurva, vero?
C: - Già.
M: - È un ex leghista, bisogna capirlo. Vuole forzare i
tempi senza curarsi dell’opinione europea e internazionale. Il problema è che
ha consensi. E pure la sua idea non è campata in aria: meno gentaglia in giro
sarebbe un bene per tutti. Ma adesso dobbiamo stare cauti, anche per non
perdere i consensi dei più moderati, della Curia e degli industriali.
C: - Concordo, come intende agire?
M: - Secondo me, tu ragazza lo sai. Saresti un’ottima
ministro. Riva lo mando in televisione a scaldare gli animi. Nei talk show e
nelle piazze, ma non al governo. In fin dei conti anche te vieni dalla Lega.
C: - Ero una ragazzina.
M: - Va benissimo. Cercherò di convincere Riva ad assumere
qualche altro incarico. Tipo vicepresidente del Fronte. Non ce l’abbiamo. È uno
tosto, cercherò di ammorbidirlo. Anche te mettici del tuo.
C: - Io posso fare del mio meglio. Agisco per il bene del
nostro Paese.
M: - Giusto. Sei ancora giovane e attraente. Riva è scaltro,
ma ha anche debolezze. Mi fido di te. Hai armi che io non ho. Il futuro del
glorioso popolo lombardo è nelle tue mani.
C: - Più che nelle mie mani in qualcos’altro.
M: - Cos’è questo linguaggio da caserma. Brava! È lo spirito
adatto. Queste sono le quote rosa che mi piacciono. Sii concreta e presto
passerai di grado.
C: - La ringrazio della fiducia presidente.
M: - Dammi del tu. Non te l’avevo già detto?
C: - D’accordo. Buona giornata pres.
M: - Ciao ragazza. Me racumandi.
| inviato da ilMaLe il 6/2/2012 alle 15:16 | |
19 agosto 2011
Rapporto con la donna
CAPITOLO XXXIII
I rapporti tra Marzorati e Sandy si limitavano alle apparizioni pubbliche. Niente li legava più. Gli affetti reciproci, se mai c’erano stati, erano scomparsi del tutto. Nel Fronte non pochi valutavano opinabile la protrazione della relazione. Il presidente avrebbe potuto trovarsi una nuova compagna, più giovane e più accondiscendente. Il fascino esterofilo della compagna messicana era uno dei pallini di Marzorati. In fondo amava l’immagine di donna approfittatrice: rendeva forza alla sua concezione misogina. Il rapporto con le donne è stata una delle pagine più controverse del politico lombardo. Non perdeva occasione per mostrare pubblicamente il suo affetto sociale per le donne. Nei talk show, nei saggi, nei discorsi pubblici la donna veniva riverita di ossequi e osannata. Donne occupavano posti di rilievo in banche, municipalizzate, industrie, enti pubblici e cariche politiche. Anche Sandy era stata promossa, tra borbottii generali, alla carica di viceministro degli esteri e poi ministro degli affari sociali. La coppia era a aperta. Marzorati aveva le sue tresche, Sandy idem. Tutti nel Fronte lo sapevano. Qualcuno sopportava di malavoglia, ma la maggior parte degli esponenti non dava peso alla vita privata del presidente. Marzorati aveva rotto con l’immagine della donna oggetto lanciata C’era stato un figlio (Juan Ambrogio), riconosciuto tramite test del DNA. Era nato quando entrambi i genitori avevano passato i quarant’anni e aveva sempre vissuto con la madre.
- Cara con chi esci stasera?
- Fatti miei. Oggi non ci sono cerimonie. Vado a godermi la vita. Cosa che tu non sai fare.
- Vizi borghesi, sai che non fanno per me. Sono rimasto fedele al popolo e alla vita austera di chi è al potere non per gli interessi suoi, ma degli altri.
- Ha parlato Gesù Cristo.
- Sfotti, intanto hai ottenuto cariche pubbliche grazie a me.
- Nel Fronte ho tanti che apprezzano le mie capacità. All’estero fai bella figura grazie a me. Lo sai. Poi ti voglio ancora un po’ bene, altrimenti me ne sarei già andata. Ci sono industriali, politici, advisor che mi prenderebbero al loro fianco.
- Ma quante cazzate riesci a dire. Ma finché vai a scoparti ballerini sudamericani.
- Vedi come sei! Ho mai sindacato per tutte le troie che raccatti. Se lo fa l’uomo si può chiudere un occhio, ma per la donna no. Le si dà subito della puttana. Maschilista.
- Basta con questa cantilena. Esci, vai con chi ti pare. Quello che mi preoccupa è l’immagine del Fronte e dell’amministrazione. Dobbiamo cercare di dare un’immagine di austerità sociale. Tutti, specialmente la compagna del presidente.
- A volte mi chiedo dove tu viva. C’è la Calvani con lo yacht in Liguria grazie all’amichetto, Zanardi che si fa le vacanze in Tailandia e Vietnam con le ragazzine, Sacco con la villa a Bormio. Siamo pieni di gente che si approfitta della posizione politica. Solo te e qualche esaltato che ti segue ciecamente continua a fare la vita da eremita. Sempre in questo palazzo, chiuso come un cane. O qui o nei paesi più sperduti della Lombardia a ricevere le lodi di quattro bifolchi.
- Stai offendendo il popolo lombardo. Faccio finta di non aver sentito, altrimenti ti dovrei far processare da un Tribunale Speciale.
- Va bene, vado. Penso di tornare per domattina. Divertiti.
- Mi guarderò un bel film. Domani c’è un consiglio importante dei ministri. Sai, lavoro.
- Bravo. Buonanotte.
- Anche a te.
Leonardo Marzorati
| inviato da ilMaLe il 19/8/2011 alle 10:38 | |
11 giugno 2011
La statua
CAPITOLO XXXII
- Una statua?
Era rimasto piuttosto sorpreso il presidente Marzorati all’annuncio, fatto dal Commissario Supervisore alla Cultura, della costruzione di un opera marmorea pronta a celebrarlo.
- Presidente, l’opera in questione è stata votata in consiglio provinciale a palazzo Isimbaldi. Si tratta di affidare a scultori delle nuove avanguardie lombarde il progetto per un’opera celebrativa ma al tempo stesso innovativa sul fronte artistico.
- Cara Scapece, lei è donna d’arte; io uomo di storia. Sa bene però che quando un vivente si vede costruire la propria statua, quasi sempre è un dittatore o un esponente di regime illiberale. Noi siamo la quinta essenza della democrazia. O almeno vogliamo mostrarci per questo. Qui, in Italia e altrove ricomincerebbero a ingiuriarmi dandomi del satrapo. Capisco la spinta innovativa, però…
- Il progetto però è stato votato.
- Sì, si. Per carità. Poi conosco l’assessore De Giorgi. È fatto così: parte con un’idea e la impone. È un bravo ragazzo, brillante. Avrà fatto passare il progetto insieme alla gestione dell’Accademia Artistica e così l’ha spuntata. Fosse per me nessun problema. I nostri oppositori interni, per quanto pochi e scapestrati siano, non aspettano altro. L’opera dove andrebbe a finire?
- Sarebbe da collocare nei giardini di Porta Venezia. Qualcuno ha parlato di piazzetta Feltri. Si parla di una statua non celebrativa ma riflessiva. Altezza non oltre i quattro o cinque metri.
- Riflessiva: tipo io seduto sulla mia poltrona a riflettere sul futuro della nazione.
- Questo poi lo stabiliranno gli artisti selezionati. Poi una commissione voterà. Le dovrebbe essere il presidente di giuria. Pensi ai monti Rushmore negli Stati Uniti o alla statua di Cavallo Pazzo.
- Loro però son morti. Già mi hanno intestato un sacco di vie. Chi li ferma certi sindaci. Ci sono più vie intestate a me che non a Bossi.
- In tutti i capoluoghi di provincia c’è una via Umberto Bossi. Di sue non credo.
- Per forza: rompo le palle ai sindaci. Solo che i paesini mica posso mettermi a visitarli tutti. Quelli così fanno un po’ come cazzo vogliono. D’altronde c’è una legge firmata da me che gli permette la gestione quasi totale dell’arredo urbano. Qualche busto già me lo hanno fatto. Pensi che in un paesino sul lago di Lugano mi hanno addirittura fatto una scultura nelle roccia tipo santuario della Madonna. Un conto è il borgo del Ceresio, un altro è Milano.
- Che devo riferire all’assessore De Giorgi?
- Non so, sarei pure curioso. Però si parla di soldi pubblici. Io ho lanciato appello anche agli enti locali per una politica economica di austerità. E fioccano a destra e manca statue, busti, quadri in enti pubblici. Non parlo della foto d’ufficio, ma di quadri artistici. Il subcaporale versione futurista, quello cubista, quello lucentista o new grunge. Gli artisti, la commissione, l’opera: si parla di un po’ di soldi. Un conto è quando viene fatta da privati. Qui si parla di soldi pubblici. Va bene dare spazio alla cultura, però.
- Forse riescono a trovare banche pronte al finanziamento.
- E che vogliono in cambio?
- Non so, penso si guardi alla Popolare Commercio e Industria o al Credito Padano. Dice che lo farebbero solo per ingraziarsi il governo? Sono tutte gestite da uomini del Fronte. Sgomitano per apparire meglio di fronte a lei.
- Facciamo così: se una banca si fa avanti per accollarsi tutto va bene. Altrimenti niente. Poi valuteremo bene la collocazione e il tipo di opera. Non celebrativa sia chiaro.
- Va bene. Informo subito.
Marzorati spense il suo Phonevideo e navigò cercando news sul progetto della Provincia di Milano. Intanto pensava sconsolata ai livelli alti di servilismo a cui tanti politici del Fronte si vendevano.
Leonardo Marzorati
| inviato da ilMaLe il 11/6/2011 alle 20:44 | |
15 marzo 2011
Nazista io?
CAPITOLO XXXI
Intervista al politologo Enea Caputo di Costanza Lossu pubblicata sul settimanale L’Espresso del 21 luglio 2046
Marzorati è sempre più forte e la vittoria elettorale lo legittima.
Si tratta di una vittoria pilotata. Avversari credibili non ce n’erano. Gli sfidanti sono stati selezionati dallo stesso Fronte Nazionale. Personaggi estremi o poco carismatici, gli sfidanti ideali per permettere a Marzorati di riconfermarsi tramite plebiscito.
Non si può quindi definire la Lombardia una vera e propria democrazia?
No, lo sono in parte. E non tanto per l’assenza di sfidanti all’altezza nelle ultime elezioni. Dopotutto il consenso Marzorati ce l’ha. La maggioranza dei cittadini lombardi è dalla sua parte, non dimentichiamocelo. Si sta però realizzando una dittatura della maggioranza e una sempre maggiore discriminazione delle minoranze. Una discriminazione per gradi. Si è partiti dalle minoranze più mal percepite dall’opinione pubblica, sino a colpire strati sociali o geografici in precedenza immuni da critiche. Siamo di fronte a un crescendo di discrimini.
Continuando così non si rischia di finire in una spira perversa?
Assolutamente. I primi furono i rom. Sono stati deportati. La prima vera deportazione di un popolo in Europa dopo la caduta del nazionalsocialismo. La si è tentata di spacciare come misura straordinaria eccetera, ma di deportazione si tratta. Votata per giunta tramite referendum. Dai rom si è passati agli islamici, alle modeste opposizioni politiche più intransigenti e infine ai meridionali. In queste discriminazioni il Fronte si aggrappa ad altre minoranze scagliandole contro le più deboli. Ma queste minoranze prezzolate rischiano in futuro di diventare il nuovo capro espiatorio, quindi alcuni che ora fanno parte della maggioranza, domani potrebbero finire tra i “nemici” del sistema. In alcuni casi si comprano persone di fiducia tra le minoranze per utilizzarle contro i loro simili. I nazisti con i kapò facevano un qualcosa di simile.
Sta continuando a fare paragoni tra il nazismo e il regime di Milano. Non crede di esagerare?
Affatto. Non sto dicendo che Marzorati sia il nuovo Hitler. È chiaro che i crimini del nazismo per fortuna sono lontanissimi. Ma certi metodi repressivi del nuovo potere lombardo non sono così diversi da quelli della Germania nazista. Anche il nazismo ebbe consensi enormi. Il popolo tedesco pagò con sensi di colpa altissimi l’essersi infilati in quel vicolo buio e cieco. Lo stesse potrebbe succedere ai lombardi: la storia qui non è stata maestra di vita.
Lei ha definito Marzorati uno straordinario mistificatore. Qualcun altro lo ha definito “un piccolo Mussolini subalpino”. Chi è veramente il presidente della Lombardia?
È un uomo che ha cavalcato un’onda. In un periodo di crisi economica, in un’Italia con l’economia a terra, questo attento osservatore dei fatti ha saputo, prima e meglio di altri, conquistare il consenso scavando nei peggiori retaggi della popolazione. È partito con il tema delle tasse e del nord penalizzato per colpa del sud. Dopo l’indipendenza del Triveneto ha buttato benzina sul fuoco della secessione. Infine, per entrare nei cuori degli strati più deboli e più ignoranti della regione, ha aizzato campagne d’odio contro rom, immigrati e meridionali. Il paragone con Mussolini ci può stare. Entrambi nascono a sinistra e finiscono a destra per puro opportunismo e brama di potere. Hanno stili diversi, ma il loro percorso politico ha punti in comune. Nel Fronte, come nel vecchio PNF, c’è di tutto: ex comunisti, socialisti, ambientalisti, leghisti, berlusconiani, laicisti, cattolici tradizionalisti, ambientalisti, liberisti, sindacalisti e perfino nazionalisti italiani che ci hanno ripensato.
Il filo che li accomuna è uno solo: Marzorati. Il suo carisma è fuori discussione.
Sì, senz’altro è un personaggio che suscita interesse. Un mediocre scrittore e giornalista di sinistra (ma anche lì ci sono voci discordanti sul suo passato) divenuto acceso nazionalista del suo piccolo mondo. Si contraddice ogni giorno, eppure riesce a tenere saldamente le redini del suo impero.
In che senso si contraddice?
Basti pensare alla politica economica. Fino a tre anni fa parlava di socialismo lombardo, aveva come ministro del lavoro un ex sindacalista della Cgil e fece votare una legge per l’obbligo di riassunzione dei precari non riassunti da aziende in forte attivo. Oggi, per conquistare i consensi della grande industria e del mondo bancario (da sempre diffidenti sulla scelta indipendentista) promuove la politica liberista del ministro Anzani. Anche con la Chiesa ha avuto posizioni totalmente differenti. Prima dell’indipendenza raccoglieva firme per le adozioni omosessuali, oggi abbiamo la Chiesa Cattolica religione di stato. La stessa corrente cattolica del Fronte si fa sempre più forte. È un uomo carismatico, ma non detta del tutto la linea. Guarda scrupolosamente sondaggi e analisi sull’opinione pubblica e ne è un po’ servo. Comanda sapendo chi deve comandare. Questo binomio rende i due attori (Marzorati e il suo popolo) vincolati gli uni agli altri.
Su alcune questioni, lotta al terrorismo e mafia, ha mostrato degli apprezzamenti nei confronti dell’amministrazione lombarda.
Sì, ma solo in parte. Per quanto riguarda la lotta al terrorismo Marzorati ha sparato nel mucchio. Le intenzioni di partenza erano buone, anche per quanto riguarda la politica estera. L’aver rafforzato le amicizie con quei paesi a maggioranza islamica che rispettano, almeno alcuni, diritti umani è senz’altro un punto a suo favore. Poi però l’ottusità sua e di alcuni suoi ministri ha messo pure in crisi alcuni di questi rapporti. Arresti a casaccio, espulsioni immediate sono misure che colpiscono l’opinione pubblica a livello di propaganda ma non fanno bene. Sicuramente l’attentato del ’42 ha alimentato il clima di odio e diffidenza verso l’islam. Anche qui, seppur sinceramente, il governo ha cavalcato l’onda. Il metodo israeliano ha funzionato, ma ha allontanato la Lombardia da diversi paesi. Per quanto riguarda il discorso mafia va registrata la concreta voglia di eliminare questa piaga. Marzorati ha dato pieno sostegno a magistrati valorosi e di questo gliene va dato atto. Anche qui però ci sono stati effetti collaterali. Dalla lotta alla mafia si è passati alla caccia al meridionale. Ogni problematica interna alla Lombardia finisce per alimentare propagande xenofobe e miopi.
Marzorati nelle sue politiche di giustizia e legalità pone sempre un paragone con l’Italia. Chi la spunta?
Se si guardano i risultati un analista superficiale direbbe per forza Marzorati. Il leader lombardo ha saputo sapientemente rompere con l’illegalità diffusa del Sistema Italia. La sua retorica di rottura con il berlusconismo e i partiti italiani è vincente, anche se poi nel Fronte troviamo tutto e il contrario di tutto. Quello che andrebbe sottolineato è la debolezza dell’Italia e dei suoi ultimi governi nel rapportarsi con la Lombardia. Specialmente il governo di sinistra. La sinistra, sia per l’indipendenza del Triveneto che per quella della Lombardia, ha fatto buon viso a cattivo gioco. Quelle zone, a livello politico, erano una zavorra per la sinistra italiana. Lì aveva consensi molto bassi. Pure le sinistre locali, si veda lo stesso Marzorati, erano distanti e spinte autonomiste in netto contrasto. Perdendo buona parte del Nord, la sinistra italiana ha aumentato i suoi consensi a livello globale nella penisola. Le ultime elezioni lo dimostrano. La sinistra italiana ha abbandonato il Nord e di questo deve risponderne alla storia.
Leonardo Marzorati
| inviato da ilMaLe il 15/3/2011 alle 12:48 | |
25 gennaio 2011
E chi sono io, Andreotti?
CAPITOLO XXX
- Vede Presidente, il nostro partito vorrebbe maggiore
considerazione. Sembra che le nostre scelte diano fastidio. - Quali scelte? - Riproporre riduzioni di imposte per le cliniche private. - Alt. Il Consiglio si è già espresso. La mia
amministrazione si è sempre schierata per la sanità pubblica. Quindi non voglio
storie. Salute, istruzione e trasporti in Lombardia sono dei cittadini. Come in
Svizzera, in Danimarca o in Norvegia. Se le vostre proposte non passano neanche
nelle commissioni dovete farvene una ragione. - I valori cristiani sembrano messi in crisi. - Ma da chi? - Da alcuni esponenti interni al Fronte. Di fazioni, diciamo
laiciste. - Lei mi sembra un attento osservatore della politica. Le
pare che le calunnie di giornalisti o nemici della nostra Nazione siano da
prendere in considerazione? - Per carità. Mi riferisco a slogan non proprio cristiani.
Per carità, il Fronte è aperto a tutti, ma mi pare che le voci cattoliche siano
state un po’ zittite. - Alzate la voce. In Consiglio, dove avete un buon numero di
eletti. Nelle amministrazioni locali. Fatevi sentire. Abbiamo garantito l’8 per
mille, dato sostanziosi aiuti a missioni e strutture della Chiesa. L’eutanasia
non è passata per scelte vostre. Idem la nuova legge sulle droghe. Siamo in
democrazia. Il suo partito ha raccolto in proporzione a quanto seminato. - Poi ci sarebbero le questioni locali. - Sentiamo. - A Pavia, la candidatura di Grassi non è proprio in linea
con la nostra visione. Abbiamo anche un nome. Giorgio Tavolieri. - Sta nel consiglio provinciale, se non sbaglio. - Esatto. Lui sarebbe l’uomo giusto. Divise Verdi locali,
tutta la corrente socialista e pure quelli di Lombardia Nostra hanno il paraocchi. - E io, secondo lei, dovrei stoppare una candidatura
riconosciuta dalla maggioranza del Fronte Pavese, per mettere un uomo che solo
il suo partito, da quello che sento, appoggia? Ma chi sono, un dittatore? - No, chiediamo solo che vengano valutate entrambe le
candidature. Il nostro partito viene sempre penalizzato. È successo anche nei
casi di Rho, Insubria e Brescia. Abbiamo, a livello nazionale, discrete
percentuali. - Il Fronte Nazionale, lo ripeto in decine di comizi, è un
garante dello sviluppo sociale, culturale, economico e politico del Paese. È
normale che ci siano visioni diverse. I tanti partiti, forse troppi, che vi
sono all’interno parlano chiaro. Volete candidare il vostro uomo? Bene, fatelo.
Si presenta contro Grassi e chi vince governa. - Così sarebbe dura per noi. - E che volete che le dica: è la democrazia. - Qualcuno, tra i più radicali dei miei, potrebbe votare
contro delle leggi. - Che leggi? - Gestione delle carceri, apertura d’impresa e, soprattutto,
abolizione delle scuole private. - In democrazia si deve aver a che fare anche con questo:
ricatti. Ma sappiano i vostri consiglieri, che non sono ancora sufficienti per
bloccare certe decisioni. Si può discutere su modifiche, ma non amo perdere
tempo in cavilli. Su Pavia penso che la partita sia chiusa, se volete guardiamo
ad altre parti. - Voghera. - Te pareva. Va bene, dai. Lì chi avete? - Tavolieri. - Ancora lui. Questo una poltrona la deve avere per forza,
eh? Ma di dov’è precisamente? - Di un piccolo borgo dell’Oltrepo. - E volevate mandarlo a Pavia? Sapere che non amo chi
governa lontano dalla sua terra. Mettiamolo lì. Anche se dovrò litigare con
altra gente. A Pavia decidete voi che fare. - Andremo da soli, credo. - Bene. Spero che le possa andare bene. - Accettiamo, poi sulle leggi citate valuteremo. Ci
sarebbero anche altre perplessità. - Sì, immagino, ma ora sono davvero in ritardo per una nuova
manifestazione. Devo essere a San Donato tra non molto. Va bene dai, la
ringrazio della visita, a presto. - Buona giornata Presidente. - Buona giornata anche a lei. E così il sub caporale Marzorati liquidò il segretario del
Partito Nazionalconservatore Daniele Enna.
Tra sé e sé disse: - Che palle, mi sembra di essere un
vecchio politicante democristiano.
Leonardo Marzorati
| inviato da ilMaLe il 25/1/2011 alle 13:22 | |
21 gennaio 2011
Scappa nemico!
CAPITOLO XXIX
A.N. aveva avuto diversi diverbi con Marzorati. Prima ancora
di vederlo entrare in politica. Erano i tempi in cui il futuro presidente della
Lombardia lavorava nelle redazioni. Troppo diversi tra loro. A.N. era rigido,
non certo simpatico, troppo serioso nel lavoro. Qualcuno lo accusava di
servilismo. Preferiva stare sulle sue e fu normale per lui scontrarsi con
Marzorati, con il suo mai prendersi sul serio, con le sue provocazioni e con
quella sua saccenteria raffinata. Finì a insulti. Passarono gli anni e le loro
vite si incrociarono di nuovo. Lavorava ancora a Milano A.N.. Ostile all’indipendenza
lombarda, voleva tornare nella sua Sicilia, ma il lavoro lo tratteneva nel
nuovo stato. Una sera si presentarono all’uscio due ufficiali delle Divise
Verdi? - Signor N.? - Sì, sono io. - Dobbiamo farle delle domande. - Avete un mandato? - Per fare domande non serve nessun mandato. Mica le vogliamo
mettere soqquadro la casa. Nasconde qualcosa? - Come? - Le ho chiesto se nasconde qualcosa? Era una battuta. E sì
che voi del sud Italia dovreste essere famosi per il senso dell’umorismo. Non
mi pare il suo caso. Lei è di origine siciliana, si sente lombardo? - Vivo e lavoro qui. Mi trovo bene in Lombardia. - Ha sostenuto attivamente o ha comunque visto di buon
occhio la Liberazione
della Lombardia? - Non capisco il senso delle domande, posso chiedervi perché
me le fate? - Perché abbiamo avuto informazioni che la riguardano. In
passato lei attaccò l’indipendentismo lombardo e insultò la terra che ora la
ospita. - Assolutamente no: non ho mai offeso questa terra. Non ho
mai espresso opinioni politiche in pubblico. - Può darsi. In privato però ha offeso la Lombardia. A noi risulta. Sta
tremando? È solo un colloquio informale il nostro. Stiamo semplicemente
indagando su possibili atti sovversivi di estremisti legati all’unionismo.
Gente disposta anche ad azioni violenze contro la popolazione civile. Prevenire
è meglio che curare. Nega le accuse? - Io non ho preso parte a nessuna iniziativa politica. Non
faccio parte di nessun gruppo. Voglio solo vivere la mia vita. Chi mi accusa? - Provi a immaginare. Uno è il presidente in persona. Ce ne
sono altri non esposti pubblicamente che, per ovvie ragioni di privacy,
resteranno anonimi. Le converrò contattare un avvocato. - Io qui lavoro e vivo. Con Marzorati ho avuto a che fare,
ma sono passati anni. Ora qui mi trovo bene, specialmente dopo l’indipendenza
della Lombardia. - La descrivono bene: un leccaculo. Cereda, dici che questo
sta cercando di ingannarci? - Ingannarvi io? - Io dico di sì. Guardalo. Trema, ha qualcosa da nascondere
senz’altro. In passato ha offeso e screditato il nostro presidente, ora vuole
spacciarsi per un suo sostenitore. - Sono d’accordo con te. Questo signore è molto
probabilmente un sovversivo, un fanatico. Presto le arriverà un avviso dal
Tribunale e molto probabilmente un mandato di perquisizione. - Io non ho fatto niente. Se vi hanno detto cose riguardanti
le mie posizioni politiche sono certo che si sono sbagliati. - Anche il presidente si è sbagliato? - Forse non ricorda bene, ma non ho mai espresso giudizi
critici sulla Lombardia. Lo giuro. - Va bene, lo spiegherà al magistrato. Arrivederci, perché
ci rivedremo presto. Le due Divise se ne andarono e A.N., rientrato nel suo
appartamento, iniziò a insultare Marzorati. Era stato quel bastardo. Si voleva
vendicare degli screzi passati. Infame. Non poteva nemmeno chiamare in Sicilia
per dire quello che era successo: il telefono era senz’altro sotto controllo.
Anche vedere amici era rischioso: lo avrebbero pedinato. Che fare? Quel figlio
di puttana di Marzorati sarebbe stato capace di ogni cosa pur di fargliela
pagare. Tornare in Italia? Sì, era l’unica soluzione. Lo avrebbero seguito da subito? Non aveva ancora accuse.
Forse erano sotto casa ad aspettarlo. Avrebbero fatto di tutto per mandarlo in
galera. Prese il cellulare e chiamò una sua carissima amica. Si sentiva
braccato, seguito. Mentre cercava di raggiungere l’amica in un posto segreto
pensò che forse avevano contattato anche lei. Se così, non avrebbe dovuto
fidarsi nemmeno di lei. Era terrorizzato. L’amica cercò di tranquillizzarlo. - Stai calmo. Se non hai fatto nulla che hai da temere?
Siamo sempre in una democrazia, anche se certe cose non mi piacciono. Non hanno
mai fatto nulla a gente che non centra con tutti i disordini o gli attentati.
Ti conosco troppo bene. - Sai bene il motivo della visita: Marzorati. È lui che mi
vuol colpire. Sarà ancora carico di risentimenti. È pazzo. Basta sentire certi
discorsi che fa in pubblico. Forse avrei dovuto lasciare la Lombardia già da tempo.
Ma qui ho il lavoro, i pochi amici rimasti. - Allora resta qua. Dove vorresti andare: in Italia? Non si fidava più nemmeno di lei. - Non lo so. Mi sento braccato. Lui è al potere e i suoi
possono prelevarmi ovunque. Ora torno a casa e rifletto bene sul da farsi. Lei gli diede consigli su come comportarsi in caso di nuove
visite delle Divise Verdi o di convocazione al Tribunale. Lui la salutò con un
abbraccio. Dal suo I-Net controllò i treni in partenza. Acquisto un biglietto
per il treno notturno Milano-Firenze. Mentre era in metropolitana spostò buona
parte dei suoi risparmi dal conto della Banca Popolare Alpina a quello del
Banco Roma che aveva aperto in passato durante un viaggio al paese. Non si era
fidato di tenere tutto in Lombardia. Arrivato in Stazione Centrale andò alla macchina dei ticket
a prelevare il biglietto. Aveva appena digitato il codice quando fu affiancato
da un uomo e una donna in borghese. Le domande le fece la donna. Sui
quarantacinque anni, piuttosto robusto e non particolarmente attraente, aldilà
degli abiti dismessi dava tutta l’idea di essere una ufficiale di polizia. - A.N.? - Sì, sono io. - Dove sta andando? Mi fa vedere il biglietto? Grazie.
Milano-Firenze International Railway. Aveva fretta di partire. Mi spiace, ma la
dovremo trattenere. - Sto per partire. - È proprio per questo che la fermiamo. Pensiamo che lei
stia lasciando il Paese per questioni illegali e dobbiamo fare dei controlli.
Il prezzo del biglietto le sarà rimborsato. La prego di seguirci in Questura. - Va bene. Nel giro di poche settimane A.N. fu condannato per azioni
sovversive, transizioni bancarie finalizzate all’evasione fiscale, condotta
antisociale e vilipendio alla Nazione.
Leonardo Marzorati
| inviato da ilMaLe il 21/1/2011 alle 22:3 | |
16 gennaio 2011
Cremona, bel sol d'amore
CAPITOLO XXVIII
- Pensavo si trattasse di un incontro riservato L'ambasciatore italiano Colarizzi fu subito sorpreso di trovare nella stanza,
oltre al presidente Marzorati, altri esponenti del governo. C'era il ministro
degli esteri Bodega, il collega della difesa Colombo, l'ambasciatrice lombarda
all'Onu Elsa Cattaneo e due alti ufficiali delle Divise Verdi. - Stia tranquillo ambasciatore, sono tutte persone fidate.
Anche il nostro ambasciatore a Roma è stato accolto da diversi esponenti del
vostro regime appenninico. Veniamo al punto: il suo Paese vuole dichiararci
guerra? - Cosa? Presidente, l'Italia sta facendo di tutto per
scongiurare una simile follia. - Allora vuole sovvertire la democrazia! Ma come, una
nazione che si bulla di far ancora parte dell'Unione Europea, che elogia il suo
dispendioso sistema politico e che non perde tempo per attaccare la Lombardia e di sue
presunte svolte autoritarie, quella nazione ora ha intenti dittatoriali.
Incredibile. Gli uomini del regime in stanza ridacchiavano agli
sproloqui di Marzorati. Bisognava dare un'immagine di Paese unito e solido. La
partita aveva un nome: Cremona. Il 30 marzo 2044 la provincia della Bassa
Padana aveva eletto presidente Gino Borghi a capo della coalizione
"Rinascita Lombarda". Il nuovo consiglio provinciale aveva subito
indetto un referendum per votare l'annessione della provincia alla Lombardia.
L'intervento della Corte Costituzionale bloccò il tentativo, nonostante la
raccolta di firme. Il vento lombardista soffiava sempre di più su Cremona e
Mantova. quest'ultima vedeva le fazioni filolombarde più deboli. C'erano pure
gruppi filotriveneti e sostenitori dell'alleanza tra le città dell'Emilia e
della Romagna. Una situazione sempre meno eterogenea aveva contraddistinto i
primi anni '40 del cremonese. Il referendum avrebbe visto la vittoria del Sì,
che significava l'uscita dall'Italia e l'annessione alla Lombardia. Uno smacco
per il governo di Roma. Una nuova vittoria politica per Marzorati. Sul piano
economico Cremona aveva solo da guadagnarci nel passare dal tricolore alla rosa
camuna. L’ambasciatore Colarizzi riprese il discorso: - Presidente, il referendum proposto da Borghi è
anticostituzionale. Come lo fu quello che diede l’indipendenza al suo Paese. La Costituzione
Italiana è il nostro foglio sacro. Lei dovrebbe conoscerla.
Anche in questo caso, siamo molto preoccupati nel vedere settori dello stesso
nostro esercito fare dichiarazioni per l’annessione di Cremona alla Lombardia.
Così come abbiamo saputo di contatti tra i suoi servizi segreti e esponenti
della Bassa Padana. Questo gioco non può portare a nulla di buono. I confini
sono stati stabiliti da accordi che lei ha firmato. Vuole rimangiarsi la
parola. - Sì caro ambasciatore. Ma non mi rimangio la parola. Io
quando firmai quegli accordi, parlai chiaramente di accordi provvisori. Sono
sempre stato fiducioso in un ritorno naturale di Cremona e Mantova alla
Lombardia. In più aggiungo: noi siamo i veri democratici. Non la vostra
Costituzione, scritta quasi 100 anni fa in un clima totalmente diverso. Quando
nel 2038 Cremona e Mantova votarono democraticamente contro la mia proposta io
fui i primo a dire: “Bene, avete fatto la vostra scelta, non la condivido ma la
rispetto”. E Quelle due province sono andate al vostro dominio. Ora una di
queste due fa una richiesta. Vediamo se il pensiero della gente è cambiato. Si
può fare un tentativo? Si vota e si vede. Qui in Lombardia, come nella vicina
Svizzera, i referendum sono all’ordine del giorno. Sono anche un costo, ma li
si fa. Ovviamente dopo raccolta firme e controlli sulla validità delle proposte. Fatelo anche nel
vostro Paese. Intanto, per salvaguardare i cittadini cremonesi, cosa che voi
non fate, ho disposto sul confine militari e Divise Verdi incaricati di dare assistenza
ai profughi. - Ma quali profughi? Non siamo in guerra. - Fate quel dannato referendum e lo saremo. - Cosa? - Guerra fredda si intende. Sono più pacifista di tutti
voi imbrattacarte italioti. Le missioni umanitarie in Africa lo dimostrano.
Siate democratici. Noi lo siamo. Il referendum fu fatto. Il 1 gennaio 2045 si festeggiò
l’ingresso della provincia di Cremona nella Repubblica Presidenziale Lombarda.
Leonardo Marzorati
| inviato da ilMaLe il 16/1/2011 alle 23:21 | |
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