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  ilMaLe Non c'è giustizia senza libertà. Il blog di Leonardo Marzorati.
 
L'eroe del giorno
 


PATRIA

 


27 aprile 2009

Robert Aldrich

L'eroe del giorno: Robert Aldrich (1918 - 1981)



Una pellicola di un genere definito "minore" può essere dello stesso valore artistico, se non superiore, di un film impegnato. Questa è la lezione principale che ci ha lasciato il regista Robert Aldrich. Spaziando tra polizieschi, bellici, western, thriller e sportivi, Aldrich ha saputo dirigere film violenti e un po' barocchi, che lasciano lo spettatore incollato davanti allo schermo. Aldrich nasce nel 1918 nel distretto di Providence, nel Rhode Island, la regione dello scrittore horror H. P. Lovecraft. Studia alla University of Virginia e nel 1941 va a lavorare per la casa cinematografica RKO. Studia da attore, ma il suo sogno è la regia. Nei primi anni '50 è aiuto regista di maestri quali: Charlie Chaplin, Jean Renoir e Joseph Losey. Il suo primo film è il western L'ultimo apache. Nel 1954 arriva la grande occasione: gli viene offerta la regia di Vera Cruz, western con Burt Lancaster e Gary Cooper. Aldrich dirige con maestria due pezzi da 90 di Hollywood, in un film che mescola storia (la guerra messicana del 1866) e western. Nel 1955 porta al cinema un racconto noir di Mickey Spillane: Un bacio e una pistola. Il film è tutt'oggi considerati un giallo tra migliori della storia del cinema. Con Il grande coltello vince il Leone d'argento al Festival di Venezia. Nel 1956 dirige il film di guerra Prima linea. I suoi lavori riescono a coniugare generi ritenuti troppo spesso a torto "minori", con una visione scenica e un montaggio magistrale. Nel 1962 esce nelle sale il suo capolavoro Che fine ha fatto Baby Jane?. Nell'opera vediamo due monumenti del cinema come Bette Davis e Joan Crawford. Le attrici interpretano due sorelle anziane e piene di rimorsi, in un thriller agghiacciante con tratti farseschi. L'opera si presenta come un horror gotico, che utilizza il latente sado-masochismo di una delle protagoniste per dar vita ad una serie di scene macabre e violente. Il regista sceglie di proposito due attrici che nella vita reale si odiano, per far dar loro il massimo sul set. Che fine ha fatto Baby Jane? è tratto da un romanzo di Henry Farrell, come pure il suo ideale seguito: Piano... piano, dolce Carlotta. In questo film Aldrich tocca il vertice della misoginia. Chiama sempre le due attrici, ma qui la Crawford si rifiuta di stare ancora a fianco della Davis. La sostituisce, con pari bravura, Olivia de Havilland, in uno dei ruoli più perfidi mai visti nella storia del cinema. Piano... piano, dolce Carlotta è un'appassionante grand-guignol, truce e incisivo, ma con qualche gustoso sprazzo di lirismo, usato soprattutto nel delineare il fragile e complesso personaggio di Carlotta (Davis). Nel 1967 Aldrich dirige il bellico Quella sporca dozzina. Per questo film scrive anche la sceneggiatura, che è più aldrichiana che mai: nel 1944 un gruppo di carcerati statunitensi viene mandato all'assalto di un quartier generale tedesco nella Francia occupata. Negli anni seguenti il regista sferra attacchi al decadente mondo dello spettacolo (Quando muore una stella), alla cinica borghesia americana (Grissom Gang - Niente orchidee per miss Blandish) e al corrotto mondo politico (Ultimi bagliori dal crepuscolo). Di Aldrich è molto originale con il film d'azione L'imperatore del Nord. La storia si svolge durante la Grande Depressione ed è una sfida che un vagabondo senza biglietto lancia a un brutale controllore delle ferrovie. Le riprese sono quasi tutte effettuate sul treno in corsa e lasciano lo spettatore senza un attimo di tregua fino al duello finale. Nel 1974 si butta ancora una volta nel mondo carcerario con Quella sporca ultima meta. Qui vediamo dei carcerati guidata da Burt Reynolds in una sfida di football americano contro la squadra dei secondini. Ne esce un film crudo, che mette in contrapposizione il gioco di squadra delle guardie, all'individualismo anarchico dei galeotti. Nel 1977 crea polemiche politiche politiche con il film I ragazzi del coro. Qui uno spietato ufficiale della polizia di Los Angeles sottopone i suoi umoni a  costanti umiliazioni per allenarli al lavoro.  I ragazzi del coro è un Taxi Driver in versione collettiva, più violento e pessimista. Aldrich muore nel 1981, poco dopo aver terminato le riprese di California Dolls, una storia sul mito americano visto da una compagnia di wrestling femminile.

Ma.Le.

Filmografia essenziale:

L'ULTIMO APACHE (1954)
VERA CRUZ (1954)
UN BACIO E UNA PISTOLA (1955)
IL GRANDE COLTELLO (1955)
PRIMA LINEA (1956)
FOGLIE D'AUTUNNO (1956)
DIECI SECONDI COL DIAVOLO (1959)
LE COLLINE DELL'ODIO (1959)
L'OCCHIO CALDO DEL CIELO (1961)
CHE FINE HA FATTO BABY JANE? (1962)
PIANO... PIANO, DOLCE CARLOTTA (1965)
IL VOLO DELLA FENICE (1966)
QUELLA SPORCA DOZZINA (1967)
L'ASSASSINO DI SISTER GEORGE (1968)
QUANDO MUORE UNA STELLA (1968)
NON E' TEMPO DI EROI (1970)
GRISSOM GANG - NIENTE ORCHIDEE PER MISS BLANDISH (1971)
NESSUNA PIETA' PER ULZANA (1972)
L'IMPERATORE DEL NORD (1973)
QUELLA SPORCA ULTIMA META (1974)
I RAGAZZI DEL CORO (1977)
ULIMI BAGLIORI DI UN CREPUSCOLO (1979)
SCUSI, DOV'E' IL WEST? (1979)
CALIFORNIA DOLLS (1981)


21 marzo 2009

Patrice Lumumba

L'eroe del giorno: Patrice Lumumba (1925 - 1961)



Patrice Emery Lumumba nasce nel 1925 nel Congo Belga. Figlio di contadini, riesce a frequentare una scuola di missionari cattolici a Onalaua, la sua città natale. Ottiene il diploma in un istituto gestito da svedesi e inizia a lavorare come impiegato per una società mineraria europea. Nel 1945 è giornalista nella capitale Leopoldville (oggi Kinshasa). Nel settembre del 1954 riceve lo statuto di immatriculé. Questo riconoscimento ufficiale viene dato dell'amministrazione coloniale belga agli indigeni considerati più evoluti, praticamente gli unici ad essere trattati come esseri umani (nel 1954 era stato rilasciato a 200 persone su 13 milioni di abitanti). Lumumba si avvicina ad un gruppo di notabili liberali e inizia a mostrare agli occhi dei colonialisti le condizioni di miseria del popolo congolese. Lavora nel frattempo come manager di una birra locale: la Polar. Facendo marketing per la birra, Lumumba gira diverse aree del paese, parlando anche della dignità degli africani. viene arrestato nel 1957 e subito scarcerato. L'anno successivo va in Belgio, contattando ambienti anticolinialisti europei. Tornato in Congo, Lumumba crea a Léopoldville il Movimento Nazionale Congolese (MNC), e in questa veste partecipò alla Conferenza Panafricana di Accra. Al ritorno riesce ad organizzare una riunione per rendere conto dei lavori della conferenza, nel corso della quale rivendica l'indipendenza di fronte a più di 10mila persone. questa è la prima presa di posizione apertamente antibelga di Lumumba. Nel 1959 il MNC inizia a dare vita a sommosse in ogni angolo del paese. La leadership di Lumumba è sempre più forte. Le autorità belga si trovano di fronte a un uomo dal carisma indiscutibile e dalla capacità di saper parlare alla sua gente con metodi schietti. Un buon venditore di birra passato alla politica: è questa l'immagine più schematica di Lumumba. Un uomo dal pizzetto ben curato e con occhiali dalla solida montatura. Nel gennaio del 1960 viene di nuovo arrestato. Ma l'onda della protesta costringe i belgi a liberarlo a giugno. Il 23 giugno Lumumba proclama la Repubblica Democratica del Congo, indipendente dal Belgio. Lumumba è nominato primo ministro. In piena guerra fredda, il liberalismo sociale di Lumumba non ottiene l'appoggio degli USA. Fondamentale in questa scelta è la posizione occidentale del Belgio, un paese della NATO. Lumumba inizia a guardare all'Unione Sovietica per possibili aiuti. Lumumba non è comunista, ma un nazionalista africano. Il Belgio cerca di creare un governo fantoccio africano che resti comunque legato nei rapporti economici alla monarchia europea. Lumumba si oppone fortemente al progetto belga e cerca di africanizzare l'esercito. Restano però ambienti militari congolesi, guidati da ufficiali africani che avevano fatto carriera sotto il colonialismo. Questi vengono sostenuti dal Belgio per creare rivolte contro il governo di Lumumba. La più celebre è quella dei seccessionisti della regione del Katanga. Uno di questi militari rivoltosi, promosso tra l'altro dallo stesso Lumumba, è il colonnello Sese Seko Mobutu. Questi, nel gennaio 1961, fa arrestare e fucilare Lumumba. Da lì, per più di trent'anni, il Congo, poi ribattezzato Zaire, cadrà nelle mani del padre-padrone Mobutu. Ma il messaggio anticolonialista di Lumumba farà scattare una scintilla in molti stati africani: da qui è partito uno dei più duri colpi al moribondo colonialismo.

Ma.Le.


23 febbraio 2009

Giovanni Passannante

L'eroe del giorno: Giovanni Passannante (1849 - 1910)



Giovanni Passannante nasce in un povero borgo rurale lucano del Regno delle Due Sicilie. Da ragazzino lavora come bracciante e sguattero nelle osterie. Un ufficiale dell'esercito nativo del suo stesso paese (Salvia) nota in lui la voglia di studio e decide di prenderlo a se. Come assistente di un militare, Passannante ha così la possibilità di imparare a leggere e scrivere. Inizia con la Bibbia, ma crescendo le sue letture principali divengono gli scritti di Giuseppe Mazzini. L'Italia è unita e Passanannte lavora come cuoco a Salerno. Nel 1872 viene arrestato per la diffusione di fogli repubblicani. Inizia in carcere a coltivare idee anarchiche. Uscito di galera si sposta a Napoli. La vecchia capitale borbonica è maltrattata dai Savoia. I nuovi reali hanno deciso di trasferire molte ricchezze dal Sud al Nord, penalizzando fortemente il Mezzogiorno. Passanante crea attorno a sé un forte gruppo anarchico. Le sue idee non si limitano ad un semplice odio contro la monarchia o a un brigantaggio: legge le idee di Max Stirner, Michail Bakunin e Pierre-Joseph Proudhon. Per gli anarchici i lavoratori rappresentano la forza reale di una società e solo da essi può venire una sua trasformazione profonda. L'azione anarchica deve mirare, prima di ogni altra cosa, alla difesa degli sfruttati e appoggiare tutte le rivendicazioni che vanno nel senso di un miglioramento delle condizioni di vita e del progresso sociale. L'Italia meridionale ha un altissimo tasso di analfabetismo e la stragrande maggioranza della sua popolazione vive nella miseria. Nel 1878 Passannante decide di ricorrere a un'azione violenta contro la monarchia sabauda. Durante una visita del re Umberto I a Napoli, Passannante si avvicina al carro reale e tenta di accoltellare il sovrano. L'intervento del primo ministro Benedetto Cairoli sventa l'attentato e Passante viene arrestato. Il suo gesto riprendeva quello fatto dall'anarchico Felice Orsini che tentò di assassinare Napoleone III. Dopo l'attentato fallito la monarchia iniziò una persecuzione contro tutti gli anarchici. Ci furono centinaia di arresti e pestaggi di anarchici. Al processo Passannante ripete, nonostante le minacce e i pestaggi degli interrogatori, di aver agito da solo. Nonostante ciò, la magistratura perseguita pure la sua famiglia. L'intera famiglia dell'attentatore, composta dalla madre settantaseienne, due fratelli e tre sorelle, colpevoli solo d'essere suoi consanguinei, vengono arrestati già il giorno dopo l'attentato e condotti nel manicomio criminale di Aversa resteranno internati fino alla morte. Il 29 marzo 1879 Passannante viene condannato all'ergastolo. L'anarchico viene rinchiuso in una cella, priva di latrina, posta sotto il livello del mare, senza poter mai parlare con nessuno e vivendo in completo isolamento per anni tra i propri escrementi, caricato di diciotto chili di catene. Passannante alto circa 1,60 m, passerà la sua vita intera in una cella alta solo 1,40 m. Questa tortura termina nel 1910, con la morte del rivoluzionario. Il nome del suo paese viene cambiato per ripicca da Salvia in Savoia di Lucania. Durante la sua pena intellettuali e democratici si battono per denunciare le sue vergognose condizioni di vita. Giovanni Pascoli scrive Ode a Passannante. Dopo la sua morte il corpo, in ossequio alle teorie lombrosiane miranti ad individuare supposte cause fisiche di "devianza", viene decapitato. Il suo teschio è rimasto esposto fino al 2006 al Museo Criminologico di Roma. L'11 maggio 2007 le spoglie di Giovanni Passanannte hanno trovato la giusta sepoltura al cimitero di Savoia di Lucania.

Ma.Le.



3 febbraio 2009

Cass Elliot

L'eroe del giorno: "Mama" Cass Elliot (1941 - 1974)



Ellen Naomi Cohen nasce nel Maryland a Baltimora nel 1941. Ragazza obesa, ma dalla voce suadente, inizia giovanissima a cantare con il nome di Mama Cass Elliot con Tim Rose e Jams Hemdricks nei Big Three. I tre ottengono un discreto successo con canzoni leggerenei primi anni '60. Cass dimostra di essere un talento naturale che sa adattarsi ad ogni lirica. Spazia dalla canzone più melodica al folk. Il gruppo si evolve nei Mugwumps, in cui Cass incontra il cantante Denny Doherty. Questa nuova formazione non resterà nella storia, ma permette a Cass e Denny di conoscere il chitarrista John Phillips e la sua compagna Michelle. Nascono così, nel 1965, I The Mamas and The Papas. Il nome vene scelto dalla stessa Cass. La formazione vede due donne, dette "mamas", e due uomini, detti "papas". John è il chitarrista autore dei testi e delle musiche, Denny il giovane hippy dalla buona voce, Michelle la bella ragazza e Cass l'elemento che fa la differenza. Nel 1966 esce If you can believe your eyes and ears, un album capolavoro, che contiene capolavori del pop-folk come California Dreamin', Monday monday, Spanish Harlem. Nelle canzoni dei The Mamas and The Papas c'è tutta la freschezza del movimento hippy e della voglia di libertà. Anche i successivi dischi, The Mamas & The Papas e Deliver saranno dei successi planetari. Nella canzone Creeque Alley, la splendida voce di Mama Cass si alterna a quella di John, sotto dei giochi di chitarra "beatlesiani". Nel 1967 Cass ha una figlia, Vanessa Owen Elliot, il cui padre resterà sempre ignoto. Nel 1968 i The Mamas and The Papas passano a canzoni più intimiste come Safe in My Garden, For the Love of Ivy, Twelve Thirty e Mansions. Iniziano i primi litigi nel gruppo: Michelle cerca la strada nel cinema. La più bella, ma meno talentuosa del quartetto, lascia il gruppo, che, di lì a poco, si scioglie. Per Mama Cass inizia la sua carriera da solista. Nel 1968 esce il suo primo disco con la sentimentale e comica Dream a Little Dream of Me. Il singolo vende 7 milioni di copie e lancia Mama Cass nell'olimpo della musica. Seguono prove un po' cabarettistiche, ma che non negano il talento di una voce tra le più apprezzate dell'epoca. Resta il destino di una ragazza non certo attraente, limitata come prevedibile, dalla sua obesità. La cantante inzia una serie di cure dimagranti.Nel 1969 canta Make Your Own Kind of Music, un pezzo che la inserisce in un contesto più rock. E' l'ennesimo successo. Si moltiplicano per lei le partecipazioni a trasmissioni televisive e nel 1971 ritrova i vecchi partners per una reunion dei The Mamas and The Papas. Sulla scia del successo, nello stesso anno esce la sua prima greatest hits: Mama's Big One. Nonostante ciò, Mama Cass non riesce ad uscire dal suo personaggio di "simpatica grassona". I due album del 1972 e 1973 sono dei discreti successi. E' molto carina la melodica Say Hello, presente nel disco dal titolo autobiografico The Road is no a Place for a Lady.  Le continue cure dimagranti, mischiate a diverse droghe da lei assunte, iniziano a minarle la salute. Mentre sta per lanciare il suo talento anche sui palcoscenici europei, viene trovata morta in un albergo di Londra per arresto cardiaco il 29 luglio 1974. E' stata appena sommersa dagli applausi dopo sue due concerti londinesi. La sua carriera si infrange in un'estate inglese a soli 32 anni. Resta il ricordo di un'artista le cui doti non sono state sviluppate al meglio, figlia di un'epoca in cui l'apparenza iniziava a contar più dell'essenza.

Ma.Le.


19 gennaio 2009

Hieronymus Bosch

L'eroe del giorno: Hieronymus Bosch (1450 - 1516)



Dante Alighieri ha scritto l'Inferno, Bosch lo ha raffigurato. Hieronymus Bosch nasce nel sud dell'Olanda a metà '400. Viene da una famiglia di pittori originaria di Aquisgrana ed inizia fin da ragazzino a dipingere. Tra il 1475 e il 1480 realizza tavole a sfondo religioso. Negli anni '80 del '400 realizza la sua opera più famosa: il Trittico del Giardino delle Delizie. Qui due ante di circa 1 metro per 2 si aprono mostrandoci un universo destinato alla dannazione. Nella parte di sinistra si parte con il Paradiso Terrestre, con la purezza della creazione della vita. Animali fantastici e giochi d'acqua attorniano Adamo, Eva e Cristo. Nel pannello centrale del dipinto crea un luogo aldilà del tempo, dove Bosch inserisce una finzione narrativa e sovversiva interrotta dall'altra anta in cui dipinge l'Inferno. Nel dipinto uomini e donne nude anticipano una danza della libido con corpi nudi cavalcanti bestie strane. Il peccato porta dunque all'Inferno, anta di destra conclusiva del Trittico. Qui il pittore si esibisce in uno straordinario repertorio di punizioni carnali inferte da grilli diavoli con i più bizzarri arnesi e strumenti musicali. Vi sono uomini segati o un mostro dalla testa d'uccello che che ingoia un uomo nudo. Al centro un uomo con corpo di corteccia fa fuoriuscire bestie immonde. Dai colori vivaci delle prime due tavole, l'Inferno è cupo. Bosch realizza un secondo trittico, più fedele alla letteratura dantesca con Paradiso, Purgatorio e Inferno. Ovviamente, l'Inferno chiude la trilogia. Si parte dal Paradiso, ma si fa a finire tra i peggiori supplizi. Nel Trittico degli Eremiti, Bosch raffigura le vite di umiltà e sofferenza di tre santi. Il tema religioso non manca nella pittura dell'artista fiammingo. Sembra che la fede sia stata sconfitta dal male e solo pochi poveri di cuore siano riusciti a salvarsi. Il grosso dell'umanità ha gozzovigliato fin troppo ed è destinato alla pena eterna. Verso il 1500 realizza La nave dei folli, dove mostra una delle pratiche più diffuse in pieno Rinascimento: far andare alla deriva navi cariche di malati mentali. Ma nel dipinto boschiano i matti potrebbero essere i membri di una compagnia libertina di saltimbanchi che girovagava i canali del Nord Europa. In opere come L'estrazione della pietra della follia o Adorazione dei magi l'olio scandisce figure inquietanti, ma fiere della loro posizione. La prospettiva è ben identificabile con sfondi dai colori freddi. La disperazione trasuda dalle tavole di Bosch. Il XVI secolo si apre con le tensioni nella comunità cristiana che porteranno allo scisma protestante. Bosch vede in tutto ciò un'umanità perfida e cerca di immortalare con i pennelli l'irrealizzabile che ci attende, siano essi mostri disumani o paesaggi figli di incubi. Persino nel Cristo portacroce vediamo facce da galera attorniare un Gesù dagli occhi abbassati in segno di rassegnazione. Solo la Veronica sembra essere una buona cristiana, ma resta in disparte con il sudore di Gesù impregnato nel suo straccio. Nel 1516 muore e viene celebrato con tutti gli onori. Bosch è credente, figura come membro nella Confraternita di Nostra Signora ed ha commissioni dai reali del Belgio. Si tratta di uno dei più grandi artisti fiamminghi. Non è dunque uno sprovveduto come si potrebbe pensare, ma un uomo immerso nella sua arte, che ha saputo rendere dei capolavori i suoi incubi pessimistici.

Ma.Le.


Bosch: Trittico del Giardino delle Delizie. Inferno (particolare)


Bosch: Cristo portacroce


30 dicembre 2008

Giovanni Gentile

L'eroe del giorno: Giovanni Gentile (1875 - 1945)



La scuola italiana deve molto al pedagogista e filosofo Giovanni Gentile. Figlio di un notaio trapanese, Gentile si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia alla Normale di Pisa. Negli anni universitari rimane incantato dall'idealismo hegeliano. I più illustri professori della filosofia di fine '800 formano Gentile, ma i suoi veri maestri resteranno Hegel e Bertrando Spaventa. Ottiene delle cattedre in licei classici di Campobasso e Napoli. In questi anni si sposa con Erminia Nudi, che gli darà sei figli. Intrattiene dal 1896 un carteggio con il suo amico Benedetto Croce. Ottenuta la cattedra universitaria di filosofia, si specializza anche in pedagogia. Con Croce nel 1903 fonda La Critica, rivista di storia e filosofia. Nei primi anni del '900 il suo pensiero politico non è ancora chiaro. Con lo scoppio della Grande Guerra si segna la rottura tra Croce e Gentile: il primo contrario, il secondo favorevole. Per Gentile il Risorgimento non fu solo un'operazione politica ma un atto di fede. Il campione di questo atto di fede fu Mazzini: anti-illuminista, antifrancese e nemico dei principi materialistici. Lo Stato giolittiano rappresenta un tradimento dei valori risorgimentali: per rompere questo status quo degenerativo del processo italiano è necessario il ricorso all'illegalità e alla violenza del fascismo. Con l'avvento del fascismo, Gentile mostra la sua simpatia per il partito di estrema destra guidato da Benito Mussolini. Nel 1922 Mussolini lo nomina ministro dell'istruzione. Nel 1923 attua la riforma scolastica. La sua riforma è la prima dopo quella Casati del 1859. E' una riforma innovativa, in linea con i tempi e che va oltre la retorica del fascismo. Questa riforma sarà mantenuta anche dopo la Liberazione con i voti di PSI e PCI. Nel 1962 si sorpasserà la Riforma Gentile. La sua riforma prevede innalzamento dell'obbligo scolastico sino al quattordicesimo anno di età. Dopo i primi cinque anni di scuola elementare uguali per tutti, l'alunno deve scegliere tra liceo scientifico, ginnasio e scuola complementare per l'avviamento al lavoro. Solo la scuola media consente l'accesso ai licei. Solo il liceo classico permette l'iscrizione a tutte le facoltà universitarie. Oltre a questo è prevista l'obbligatorietà dello studio della religione cattolica nelle scuole primarie, scuole specializzate per ragazzi portatori di handicap, messa al bando dei tirocini e delle scuole riservate alle nazionalità sottomesse al Regno d'Italia. Queste due ultime posizioni risentono del regime e sono difatti le due  scelte controproducenti. Nel 1925 scrive Il Manifesto degli Intellettuali Fascisti: Gentile è ormai asservito al regime dittatoriale. Croce decide di scrivere il suo contromanifesto, un vero e coraggioso atto di accusa al regime fascista e a Gentile. Tra gli anni '20 e '30 Gentile ottiene incarichi scollastici prestigiosi, come la direzione scientifica dell'Istituto Treccani. Nel 1929 prende le distanze dai Patti Lateranensi. Pur sostenendo le radici cristiane dell'Italia, non sopporta un patto tra un Vaticano che fu nemico del Risorgimento. Nel 1934 il Santo Uffizio condanna le opere di Gentile e Croce: i due, oramai non più amici, si ritrovano dalla stessa parte della barricata contro il Vaticano. Gentile sviluppa il pensiero di Hegel, ma criticandone lo storicismo. Il suo attualismo si esprime in questa riforma della dialettica idealista, con l'aggiunta della teoria dell'atto puro e l'esplicazione del rapporto tra logica del pensare e logica del pensato. Nel 1938 Gentile marchia il suo nome con il segno dell'infamia: è uno dei firmatari del Manifesto della razza. La spirale antisemita non smuove Gentile: non sostiene le tesi razziste e tanto meno le deportazioni, ma non dice nulla per opporsi. Sostiene a spada tratta l'alleanza con la Germania Nazista e nel 1943 segue Mussolini nella Repubblica Sociale Italiana. Nel 1944 viene catturato da un gruppo di partigiani dei Gruppi di Azione Patriottica guidato da Bruno Fanciullacci e fucilato. Una delle più lucide menti del '900 italiano ha finito per intrappolarsi nella spirale totalitaria e questo ne ha decretato la sua fine. Oggi lo si deve ricordare più come pensatore hegeliano e come pedagogista che come politico.

Ma.Le.


13 dicembre 2008

Mohammad Ali Jinnah

L'eroe del giorno: Mohammad Ali Jinnah (1876 - 1948)



Il 25 dicembre anche il Pakistan festeggia. Non il Santo Natale, come nei paesi occidentali, ma la nascita del fondatore della patria: Mohammad Ali Jinnah. Nato a Karachi nel 1876 da una importante famiglia di commercianti islamici, Jinnah studia sia in una scuola coranica, che in una missione cristiana. A 16 anni lascia la famiglia e va a studiare legge in Gran Bretagna. Con la laurea, ormai venticinquenne, torna nell'India Britannica, dove inizia a lavorare in uno studio legale di Bombay. Siamo agli inizi del '900 e l'India è un coacervo di culture e identità, tutte tenute sotto controllo dalla forte potenza coloniale britannica. Nel 1905 entra nell'Indian National Congress, il grande partito di tendenza laica che si batte per l'autodeterminazione dell'India. Inizia una brillante carriera diplomatica, basata sulla sua grande capacità di conciliare tra autorità di Londra e dirigenti indiani. Nel 1913 aderisce alla All India Muslim League, pur restando un sostenitore dell'unità indù-musulmana nella lotta all'indipendenza dell'India. Quando nel 1928 l'indù Jawaharlal Nehru scrive le linee guida per un India post-coloniale, Jinnah ne prende le distanze, accusandolo di discriminazioni verso i musulmani. Nella critica a Nehru, Jinnah finisce per trovarsi su una visione di idee simile a quella del Mahatma Gandhi. Deluso dalla politica indiana decide di abbondonare la patria e tornare in Inghilterra. Lì vive per sei anni declinando ogni invito di ritorno in India. Solo nel 1934 cambia idea: quando gli viene proposta la carica di presidente della All India Muslim League. Con una buona dose di astuzia torna in India e riorganizza il partito. Alle elezioni del 1937 la Lega Musulmana arriva a ottenere 108 dei 485 seggi parlamentari. Il merito del successo elettorale va tutto a Jinnah. La maggioranza dei musulmani indiani aventi diritto di voto sceglie il suo partito, che grazie al sistema uninominale si solidifica nelle aree a forte presenza islamica. Nel 1940, ispirandosi alla moderna Turchia di Ataturk, lancia l'idea di un nuovo stato islamico indiano, denominato Pakistan. E' la definitiva rottura tra Gandhi e Jinnah. La proposta viene aspramente criticata dal Partito del Congresso, il che convince ancor di più Jinnah dell'impossibilità che i musulmani convivano alla pari in una nazione prevalentemente indù. Jinnah inizia a rafforzare il suo potere nelle due grandi regioni a maggioranza musulmana: quella occidentale e quella orientale del paese (gli attuali Pakistan e Bangladesh). Con la seconda guerra mondiale tutte le diverse etnie indiane si ritrovano per l'ultima volta unite a combattere a fianco della Gran Bretagna nel fronte asiatico contro il Giappone. Nel 1947 l'India ottiene l'indipendenza. La potenza britannica capisce che un'epoca è terminata. Il paese indiano si trova diviso tra tre grandi correnti: il Partito del Congresso di Gandhi e Nerhu che si battono ostinatamente per una grande nazione laica, in cui convivessero pacificamente induisti, musulmani, sikh e cristiani; i fondamentalisti indù desiderosi di creare uno stato unico induista; Jinnah e la maggioranza dei musulmani, realisti nel chiedere due stati separati per induisti e islamici. Il pacifismo gandhiano non riuscirà a evitare una guerra civile che provocherà 800.000 morti. Il 14 agosto 1947 nasce il moderno Pakistan, diviso tra occidentale e orientale e con Jinnah presidente. La grandezza di Jinnah è quella di far sì che i britannici sostengano la sua visione piuttosto che quella del Congresso. Il Pakistan nasce come Repubblica Islamica. Jinnah deve fare molte concessioni ai fanatici islamici. Una fetta di musulmani più moderati si erano schierati con Gandhi ed erano rimasti nel Partito del Congresso. Questo aveva provocato negli anni '40 un rafforzamento della corrente islamista sostenitrice di Jinnah. I musulmani laici del Partito del Congresso e Nehru portano l'India in una posizione di "paese non allineato", ma edificano migliori rapporti con l'Unione Sovietica, vista la loro indole socialista. Anche qui Jinnah ne approfitta e si garantisce la protezione degli USA, portando la sua Repubblica Islamica  nel blocco occidentale. Il 30 gennaio 1948 Gandhi viene assassinato dai fanatici induisti. Questo omicidio rafforza ancora la visione di Jinnah. L'11 settembre 1948 Jinnah muore. Nel 1971 il Pakistan Orientale diventa indipendente con il nome di Bagladesh. Il nuovo Pakistan si ritrova con forti sacche di fondamentalismo islamico e un rapporto di amicizia diplomatica con l'Occidente. Jinnah è stato un opportunista realista: il vero vincitore nell'indipendenza dell'India e uno dei più abili diplomatici che il mondo islamico abbia prodotto nel '900.

Ma.Le.



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23 novembre 2008

Howard Phillips Lovecraft

L'eroe del giorno: H. P. Lovecraft (1890 - 1937)



La letteratura horror del '900 ha un padre: Howard Phillips Lovecraft. Nasce a Providence nel Rhode Island nel 1890, da un commesso viaggiatore e una studiosa di storia dei pellegrini in America. Il padre muore in manicomio e il giovane Lovecraft viene cresciuto da mamma, zie e nonno materno. Da ragazzo soffre di disturbi nervosi e viene spesso ricoverato. Si appassiona ai racconti di Julius Verne, Edgar Allan Poe e H.G. Wells. Per ragioni economiche nel 1908 è costretto a non terminare il liceo. Entra in depressione e si diletta in poesie per la rivista The Conservative. Sul giornale si occupa anche di cronaca mostrando posizioni politiche ultraconservatrici, talvolta sfocianti nel razzismo. Nei suoi scritti neri, meticci ed ebrei spesso ricoprono ruoli negativi. Lo stesso si può dire delle donne. Lovecraft è misogino e legato fortemente al calore materno di madre e zie. Studia chimica per corrispondenza e astronomia. Inizia a scrivere i primi racconti dell'orrore attorno al 1917. La tomba e Dagon vengono pubblicati su un giornaletto locale del Rhode Island  e giudicati inverosimili. I suoi racconti non ottengono successo e sono stroncati dalla critica. Nel 1921 a 31 anni passa la sua prima notte fuori di casa: partecipa difatti a un congresso di giornalisti dilettanti a Boston. Lì si innamora della vedova Sonia Green, di 7 anni più anziana. I due si sposeranno nel 1924. Ad avvicinare sempre più i due sarà anche la notizia della morte della madre di Lovecraft. Nel '24 scrive uno dei suoi più belli racconti fantastici: Sotto le piramidi. A commissionare questo racconto è nientemeno che il mago Harry Houdini. NDopo il matrimonio i due si trasferiscono a New York. Nella metropoli scrive uno dei suoi più azzeccati romanzi: Il caso di Charles Dexter Ward. Il romanzo racconta dell'alienazione di un giovane studioso dai gusti antiquari, della sua separazione dagli affetti familiari e la tragica odissea in cui si imbarca per troppo amore del passato. Quest'opera dai caratteri molto autobiografici analizza al meglio l'instabilità sentimentale dell'autore. La Green è costretta per lavoro a trasferirsi a Cleveland e Lovecraft resta solo in un appartamento del Brooklin. Le inomprensioni portano i due al divorzio. Lovecraft torna a vivere a Providence dalle zie. I suoi racconti si fanno sempre più onirici. Lovecraft si concentra sugli incubi e li riporta nei suoi racconti. Nel 1926 inizia a scrivere la sua opera più ambiziosa: Il Ciclo di Cthulhu. Il più amato e imitato ciclo di racconti horror sarà l'opera che porterà Lovecraft nell'olimpo degli amanti del terrore. Nei racconti di Cthulhu, si immagina di creature extraterrestri e mostruose che popolavano la Terra prima dell'avvento dell'uomo. Dal sogno, lo stile dei suoi racconti passa a un orrore più metaforico, legato alla mitologia classica. Nel 1930 scrive uno dei racconti più inquietanti: Il boia elettrico. Nella penna di Lovecraft sembra uscire sangue invece che inchiostro. La paura dalle pagine del libro passano al lettore con una facilità stupefacente. Un esempio celebre è quello del "Necronomicon", il presunto grimorio composto dallo stregone pazzo arabo Abdul Alhazred. Da queste storie inventate dalla sua penna, scaturiranno miti e leggende. Strettamente legato al tema precedente è il pessimismo cupo e angoscioso che permea tutta l'opera di Lovecraft. Nella sua concezione, gli esseri umani sono, nella scacchiera dell'universo, pedine insignificanti sovrastate da potenze sconosciute e terribili. Queste caratteristiche però negli anni '30 non sono capite. Un pubblico di nicchia inizia ad appassionarsi ai racconti dell'autore di Providence, ma la critica e le masse lo snobbano. Nel 1934 inizia ad avere una corrispondenza con un suo giovane fan: Robert Bloch, il futuro autore di Psycho. Le crisi nervose iniziano a farsi più forti e nel 1937 gli viene diagnosticato un tumore all'intestino. H. P. Lovecraft muore il 15 marzo 1937, a pochi metri dalla sua casa natale.

Ma.Le. 


30 ottobre 2008

Adolfo Celi

L'eroe del giorno: Adolfo Celi (1922 - 1986)



Adolfo Celi è stato un attore e regista cinematografico e teatrale. Ha saputo coniugare la recitazione drammatica e caratteristica alla sperimentazione teatrale. Celi nasce a Messina nel 1922. A vent'anni si iscrive all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvia D'Amico" di Roma. Qui conosce giovani attori e, al termine della guerra, partecipa a diversi film neorealisti. Alla fine degli anni '40 lascia l'Italia per il Brasile. Lì si cimenta nel teatro, creando teatro stabile Teatro Brasileiro di Comédia. Diviene un maestro di recitazioni sperimentali, dirigendo commedie teatrali che coinvolgono le tematiche sociali del Brasile degli anni '50 e '60. Dopo 15 anni torna in Italia, ma più che recitare per la commedia nostrana, viene chiamato da registi statunitensi e inglesi. La sua perfetta conoscenza dell'inglese lo porta a recitare senza doppiaggio in film come Il tormento e l'estasi di Carol Reed, Gran Prix di John Frankenheimer o Il fantasma della libertà di Luis Bunuel. Ma la sua caratterizzazione più celebre è quella di Emilio Largo, il pazzo criminale nemico di James Bond in Agente 007 Operazione Tuono. Nel 1966 si sposa con l'attrice rumena Veronica Lazar, da cui avrà due figli. Negli anni '70 partecipa a commedie italiane destinate a diventare dei cult. In Amici Miei impersona il primario Sassaroli, in Febbre da Cavallo è il giudice fanatico delle corse ai cavalli. In entrambi i casi, Celi recita la parte di un avversario dei protagonisti dei due film, che finisce per farsi travolgere dalle zingarate di Ugo Tognazzi e soci o dalle mandrakate di Gigi Proietti ed Enrico Montesano. Negli ultimi anni si dà al teatro drammatico. Nel febbraio del 1986, poco prima di una rappresentazione teatrale de I Misteri di San Pietroburgo di Dostijevksij ha un attacco cardiaco e muore poco dopo. A teatro verrà sostituito da Vittorio Gassman. Alla Mostra del Cinema di Roma 2008 viene presentato il documentario Adolfo Celi: un uomo per due culture, realizzato dal figli Leonardo. Un pezzo di cultura italiana e brasiliana torna a essere ricordato dopo qualche anno di ingiusto oblio.

Ma.Le.



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13 ottobre 2008

Jean Vigo

L'eroe del giorno: Jean Vigo (1905 - 1934)



L'avanguardia cinematografica negli anni a cavallo tra i '20 e i '30 raggiunge il suo apice con Jean Vigo. Nato a Parigi nel 1905 da genitori anarchici, Vigo vedrà nel 1914 il padre morire suicida in carcere a seguito di un arresto. Studente svogliato, si avvicina agli ideali anarchici. Va a vivere in Costa Azzurra per ragioni di salute e lì frequenta il collegio, curato dai genitori di un suo amico. Finisce spesso in sanatorio per tisi. Nonostante la malattia a 20 anni sposa Elisabeth Lozinska detta Lydou e inizia a frequentare maestri di cinema come Boris Kaufman, fratello minore di Dziga Vertov. Decide di trasportare l'avanguardia sovietica e il futurismo al cinema. Nello sviluppare quest'arte si discosta dal realismo socialista per abbracciare un anarchismo poetico e futurista. Nel 1929 dirige il suo primo film A propos de Nice, in cui mostra le disugualianze sociali della città marittima. Il film è un breve documentario di grande acchito storico. Nel 1931 realizza Taris, roi de l'eau, documentario suil nuoto. Vigo riprende, portando la cinepresa in acqua, le bracciate del campione di nuoto Jean Taris. Il film è uno dei primi in cui si vedono le riprese subacquee. Sono film di un'incredibile innovazione tecnica, pur essendo fatti con bassissimi costi. Vigo è malato e in miseria. Nel 1933 dirige il capolavoro Zero in condotta. La pellicola è un inno all'anarchia scolastica e allo sberleffo della prepotenza di chi sta dietro la cattedra. Nel film quattro scolari, stufi dei suprusi di un professore carogna, decidono di ribellarsi rovinando la festa della scuola a suon di rappresaglie a base di colla, cuscinate e canzoni offensive (per la prima volta viene urlata la parola "merda"). Nel film Vigo fa emergere la figura di un professore progressista che decide di stare dalla parte dei ragazzi contro l'ottuso collega e il preside.  Il film viene massacrato dalla critica e viene censurato dal governo. Sarà riscoperto solo dopo la seconda guerra mondiale. Vigo trova l'aiuto dei suoi collaboratori: senza un franco decide di investire in un nuovo film, invece che pensare a curarsi dalla malattia. L'ultimo film Vigo non riesce a terminarlo. Il 15 ottobre del 1934 muore di tubercolosi. L'Atalante esce postumo alla sua scomparsa. E' l'ennesimo capolavoro della storia del cinema. L'Atalante è una storia d'amore tra un marinaio e una donna di città. Molti considerano questo film un precursore del neorealismo. Ma tra le immagini spiccano le visioni surreali, realizzate sott'acqua, del protagonista mentre nuota. I due ultimi film di Vigo sono stati ripresi dai più grandi cineasti del '900: Jean Renoir, Luis Bunuel, François Truffaut, Bernardo Bertolucci, John Landis. Il genio incompiuto di Vigo ha comunque cambiato la storia del cinema.

Ma.Le.

Filmografia essenziale:

A PROPOS DE NICE - A PROPOSITO DI NIZZA (1929)
ZERO IN CONDOTTA (1933)
L'ATALANTE (1934)




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