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Incanalare l'edilizia

Costruire sì, ma con criterio

I tragici eventi che hanno sconvolto l'Emilia hanno bisogno di colpevoli. La maggioranza delle vittime dei terremoti sono operai deceduti sul posto di lavoro. Quest'ultimo è un evento che si ripete ogni giorno. In un anno in Italia sono circa 1000 le morti bianche. Il terremoto ha solo alzato la soglia. Operai e tecnici schiacciati da travi di capannoni o fabbricati abbattutisi su se stessi per due scosse di scala 5,8 e 6 di magnitudo. L'ultima classificazione sismica dell'Italia risale al 2006. I sismologi inserirono tutti i comuni interessati dal sisma dei giorni appena scorsi in zona 3 (sismicità bassa). Chi ha costruito stabilimenti e capannoni nella Bassa Padana tra Modena e Ferrara il più delle volte lo ha fatto senza inserire le adeguate strutture antisismiche. Chi lo ha fatto tenendo conto di una mappa che escludeva quasi del tutto la possibilità di forti scosse sul territorio, chi lo ha fatto giusto per risparmiare. Questa è l'Italia. L'Italia è piena di distretti economici capaci di dare un pesante contributo al PIL nazionale. La Brianza, la Marca Trevigiana e giustappunto, la Bassa Modenese. In queste aree, dal boom economico a oggi il territorio è stato sventrato, trasformandosi da zona agricola a un susseguirsi di officine, villette, palazzine e strade. È stato un sacrificio necessario allo sviluppo del Paese. Ogni anno si è visto aumentare la percentuale di cemento seguendo il triangolo case, fabbriche, strade. Negli ultimi anni il lavoro è calato, alcune fabbriche hanno chiuso, ma sono aumentate le case. Sempre più gente sceglie la tranquilla provincia, dove i costi degli immobili sono più bassi e dove non c'è il caos, lo smog e la percentuale di stranieri delle città. Si è andati così trasformando buona parte della Pianura Padana e delle Prealpi in una megalopoli confusa e disordinata. Il tutto grazie al benestare delle amministrazioni locali, troppo spesso in affari con gruppi edili in odore di criminalità organizzata. Fermare la cementificazione selvaggia si può. Lo si deve fare se si vuole salvaguardare il Nord Italia. La lobby dell'edilizia, che porta comunque lavoro a tante famiglie, può essere incanalata nella ricostruzione di stabilimenti, capannoni e abitazioni. Seguendo le corrette valutazioni dei sismografi e non giocando al risparmio tipico di certa Italietta, si può preservare un settore industriale che raramente ha conosciuto crisi nella storia del nostro Paese. Questa riqualificazione andrebbe proposta anche per tutta la fascia appenninica, anche in quel Mezzogiorno che ha bisogno di lavoro come di misure contro i prossimi terremoti. Non voglio passare per uccello del malaugurio, ma la classificazione del 2006 inserì parecchie zone del centro-sud (dall'Umbria al Catanese, passando per il Pollino) nella zona 1 (sismicità alta). Le amministrazioni e l'imprenditoria italiana dovrebbero lavorare guardando al lungo periodo e non al breve come troppo spesso hanno fatto. Per poi piangersi addosso al momento della sciagura.

Leonardo Marzorati

Pubblicato il 2/6/2012 alle 14.23 nella rubrica Diario.

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